CORONAVIRUS: EFFETTI DELLA MANCATA CAMPIONATURA.


Gianfranco e Fulvio Conti Guglia


Nell’articolo pubblicato il 21 marzo 2020 dal titolo: Coronavirus; riflessioni semiserie ci chiedevamo perché non venisse effettuata una campionatura, magari differenziata per macroregioni, al fine di accertare l’effettiva forza letale del virus.

Oggi 22.3. qualche giornalista riferisce che per i virologi basta avere 37° di febbre perché si possa essere affetti da coronavirus.

Ci chiediamo allora quanti italiani nel periodo gennaio marzo hanno avuto 37° di temperatura corporea?

Se dovesse venir fuori una proiezione per la quale qualche milione di italiani abbia già avuto o sia tuttora affetto da COVID 19 potrebbe accertarsi un tasso di mortalità decisamente diverso da quello che quotidianamente ci viene comunicato, ed a questo punto sarebbe doveroso porsi qualche domanda sulla congruità delle misure adottate per contrastare la pandemia.

Non conosciamo le leggi della statistica ma sospettiamo che i dati diffusi sull’incidenza del coronavirus e sulla sua letalità si basino su un campione non rappresentativo (che non tiene conto di tutta quella fascia della popolazione che è stata contagiata ed è guarita – per la quale probabilmente non è possibile ricorrere al tampone ma occorrono altri strumenti di verifica – o che ha il coronavirus in modo asintomatico o con pochi sintomi) e vengano diffusi dai media in modo fuorviante, considerato che non viene mai precisato il numero dei decessi per coronavirus, distinzione peraltro sistematicamente ribadita da Borrelli e specificata da Brusaferro nelle due conferenze stampa settimanali.

La mancata campionatura impedisce il giudizio oggettivo circa la congruità delle misure adottate e non vi sono ragioni logiche, se si è in buona fede, per impedire che venga commissionato uno specifico studio. Non pensiamo che il costo di circa 5000 tamponi ed altrettanti esami di laboratorio (per verificare il numero dei guariti) indispensabili per definire le strategie difensive dal virus siano insostenibili per il sistema Italia.

Ci dicono che siamo in guerra, ma la prima cosa da fare in una guerra è individuare la posizione del nemico e calcolarne la forza, solo sulla scorta di siffatta premessa può essere adottata una tattica veramente funzionale all’obiettivo strategico di sconfiggere l’epidemia.

Dovrebbe, infine, costituire oggetto di attenzione la comparazione dei dati che si riferiscono al numero dei decessi nel periodo gennaio marzo 2019 con quelli del 2020. Inoltre, potrebbe essere utile verificare l’incremento di flusso nei reparti di terapia intensiva e semintensiva sull’intero territorio nazionale o ancora meglio, riproporre le stesse indagini di campionatura anche a livello europeo.


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