COVID 19: IL MODELLO ADOTTATO NEL MEDIOEVO NON È TRASFERIBILE.

Gianfranco e Fulvio Conti Guglia

“… né carte e inchiostro
Basterebbero al vero in questo loco
Onde meglio è tacer che dirne poco.” 

Nonostante Petrarca, è forse il caso di aggiungere poche cose.

Ci chiediamo come mai nelle conferenze stampa congiunte tra ISS (Istituto Superiore della Sanita) e protezione civile che si sono tenute quotidianamente dal 19.3 ad oggi non sono stati resi noti i dati elaborati dall’ISS che indicano l’età media dei decessi con coronavirus e specificano, in modo analitico, il dato percentuale di mortalità riferita a soggetti con più patologie e quella relativa ai decessi per solo coronavirus.

Il Ministero della salute, la protezione civile ed i telegiornali ci dicono che alla data 28 marzo 2020 si sono stati registrati 10.023 decessi con coronavirus.

Il dato complessivo del numero dei decessi senza distinzione alcuna tra quelli per e quelli con coronavirus, sebbene dotato di un fortissimo impatto emotivo, dice molto poco.

Vero che i numeri hanno la testa dura, ma la testardaggine del numero dipende dalla sua univocità; ad un dato siffatto si potrebbe ribattere che nel 2019 la sola polmonite ha fatto 11.000 vittime in Italia e l’influenza stagionale più di 8.000.

Si parlerebbe comunque del nulla.

La circostanza che in occasione delle conferenze stampa giornaliere non venga più diffusa la distinzione analitica del dato riferito alla mortalità può dipendere da insipienza, tanto “u populu è minchia* o può essere strumentale ad impedire una seppure parziale analisi di congruità delle misure adottate.

In altri termini i dati che ostinatamente richiediamo darebbero l’opportunità di valutare se il blocco del sistema paese e le misure di distanziamento sociale e segregazione domestica siano necessarie, siccome le uniche possibili, a tutelare le fasce sociali più esposte, o piuttosto siano la logica conseguenza di strategie di gestione politica della crisi sanitaria.

Borrelli, nell’ultima conferenza stampa da lui tenuta, ha dichiarato che il numero dei contagiati non censiti (e non fa riferimento ai contagiati guariti) può essere di 10 volte superiore a quello fornito dalla stessa protezione civile.

I virologi (non tutti per fortuna), restano indifferenti ai diritti di libertà e sono ben lontani dall’occuparsi della sostenibilità individuale e sociale delle misure di distanziamento sociale, ci comunicano che esauritosi l’effetto della influenza stagionale, basta uno starnuto per far fondatamente temere di essere affetti da coronavirus.

Uno studio epidemiologico dell’università La Sapienza ha accertato che il coronavirus fosse presente in Italia a far data dal mese di ottobre 2019, ci chiediamo quale sia il fondamento scientifico di siffatto studio? Qualora fosse acclarata la serietà della ricerca ci chiediamo come mai il virus non abbia fatto vittime fino a febbraio 2020.

Il Presidente del Consiglio alla specifica domanda sulla attendibilità dei dati relativi al numero dei contagiati risponde di non avere alcuna intenzione di cambiare la metodologia del computo, conforme alle indicazioni dell’OMS.

Non possiamo comunque esimerci da qualche ulteriore notazione:

Con l’ultimo decreto legge il governo delega se stesso ad emanare DPCM che incidono su libertà personali ed altri diritti garantiti dalla Costituzione.

Dimentica Conte che l’istituto della delega presuppone l’alterità del soggetto delegato e che la legge delega, alla quale fa riferimento per legittimare addirittura in via analogica la “nuova” fonte normativa, è atto dell’organo legislativo.

Così operando, inoltre, il Governo sottrae al sindacato della Corte costituzionale il controllo di legittimità dei DPCM che incidono pesantemente su diritti di libertà della generalità dei cittadini.

I principi di separazione dei poteri e di legalità che sono alla base della nostra Costituzione devono essere rispettati soprattutto nei momenti di emergenza e di difficoltà.

Infine, la chiusura di attività produttive definite non essenziali ha determinato una nuova diaspora dei lavoratori occupati in questi settori verso il Sud e creato una nuova conflittualità tra le regioni ed i comuni, che intendono tutelare l’incolumità pubblica, ed i lavoratori che vogliono rientrare nelle loro residenze.

Se il picco dell’epidemia al Sud è posticipato di circa una ventina di giorni rispetto al Nord, i lavoratori precari ed a tempo determinato che, tra quarantene forzate ed altri impedimenti, potranno rientrare non prima di un mese dalla fine dell’emergenza, troveranno il posto già occupato ancora nella loro disponibilità?

Ci sembra che le risposte scientifiche all’epidemia siano ispirate alle misure di distanziamento sociale, praticate in un’economia feudale, che preferiamo definire contadina e non autarchica, già adottate nel basso medioevo in occasione della peste del 1350 o di quella del 1630, raccontata dal Manzoni.

I contagiati di peste però erano perfettamente riconoscibili e forse il modello adottato nel medioevo non è trasferibile.

Considerate la non sostenibilità sociale ed economica delle misure adottate ed impossibilitati a valutarne la congruità, a dispetto del Manzoni, siamo portati a rivalutare lo scetticismo di moderni don Ferrante.

Ci chiediamo: i Paesi contrari all’utilizzo del MES proposto dall’Italia, Spagna, Francia ed altri Paesi dell’Unione avranno un numero di decessi paragonabile al triste dato italiano e spagnolo? E, ci siamo già chiesti, che tasso di mortalità sarà registrato in Russia?

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*NDR: “u populu è minchia e s’abbitua presto a picca picca nì spartemu u restu, (frase tratta da una ballata siciliana, nello specifico sono i politici che parlano, … tanto il popolo è insipiente o pecorone e si adatta presto in questa fase ci dividiamo una parte delle risorse dello Stato e a poco a poco ci divideremo il resto).

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