INQUINAMENTO LUMINOSO: I DANNI DELLE EMISSIONI LUMINOSE.

Tecnicamente l'”inquinamento luminoso”, consiste in un’alterazione della quantità naturale di luce presente nell’ambiente notturno provocata dall’immissione di luce artificiale.

L’inquinamento luminoso, come è noto, ha molteplici effetti negativi. Oramai numerosi sono gli studi ed i rapporti che documentano gli effetti della luce artificiale sull’ambiente e comprendono l’alterazione delle abitudini di vita e di caccia degli animali, disturbi alla riproduzione ed alle migrazioni, alterazioni dei ritmi circadiani, alterazioni ai processi fotosintetici delle piante e al fotoperiodismo, e per l’uomo, abbagliamento, miopia e alterazioni ormonali in grado di diminuire le difese contro i tumori.

Anche la flora e la fauna subiscono notevoli danni dalle fonti luminose. La luce, per la maggior parte dei sistemi biologici è di fondamentale importanza. L’alternarsi tra il giorno e la notte, tra luce e buio è uno dei fattori vitali sia per gli animali che per le piante. Nel momento in cui questo equilibrio viene alterato si creano dei danni irreversibili.

Studi scientifici già da tempo condotti (Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, 1983, Casagrande – Giulini) hanno dimostrato che la presenza di una sorgente luminosa (artificiale) in prossimità di una pianta causa uno stress alle foglie che sono direttamente esposte alla luce, alterandone il normale processo fotosinteticoLe lampade ad incandescenza ed al quarzo-iodio presentano infatti delle ampie emissioni che interferiscono con le radiazioni assorbite dalle clorofille e dai fitocromi. Si è osservato, ad esempio, che gli alberi presenti nei viali cittadini e che si trovavano in prossimità dei lampioni stradali, avevano le chiome procombenti verso le sorgenti luminose in maniera vistosa.

Inoltre, le sorgenti luminose possono essere responsabili di un microclima nelle foglie favorendo un prolungamento del periodo vegetativo e un ritardato distacco delle foglie stesse con grave rischio per la vita della pianta.

Lo studio di alcuni sistemi biologici ha evidenziato inoltre l’influsso delle lampade per l’illuminazione pubblica (in particolare quelle ad ampio spettro di emissione) in alcuni cicli vitali quali la riproduzione (rettili), la migrazione (lepidotteri, uccelli), la produzione di sostanze vitali e i ritmi stagionali (piante).

Analogamente è a dirsi per la fauna. Ad esempio, le falene impostano la loro rotta migratoria basandosi sulla Luna o su stelle particolarmente luminose. Singole sorgenti luminose o addirittura concentrazioni di luce artificiale di agglomerati urbani disorientano e attraggono le falene. Ciò causa la demolizione dello sciame migratorio e soprattutto la decimazione di individui con l’altissimo rischio dell’estinzione di intere specie.

Alcune specie di uccelli (come alcuni passeriformi) che usano l’orientamento astronomico nelle loro migrazioni notturne possono essere disturbati dalla presenza di fonti luminose artificiali. Sicuramente degno di nota è il caso riguardante ciò che è accaduto ad un Falco pellegrino alla periferia di Cagliari alcuni anni fa: appollaiato sui tralicci di una raffineria di petroli, attendeva gli uccelli migratori notturni che venivano attratti da un potentissimo faro che illuminava a giorno gli impianti per motivi di sicurezza, disperdendo però una notevole quantità di luce verso l’alto. Nel 1998, la luce che illuminava a giorno gli alberghi sulle coste di Creta, disorientava i piccoli di tartaruga marina, che invece di tuffarsi in mare, finivano per lasciarsi morire sulla spiaggia. (Così CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Marzo 2020)

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