COMPLESSITA’ E PANDEMIA

Sergio Benedetto Sabetta

Discutiamo spesso del rapporto tra efficienza ed inefficienza, tra ordine e caos, tra simmetrie e asimmetrie, tra crescita e crisi, tutti rapporti che si fondano non tanto sulla quantità di elementi in gioco, bensì sulle relazioni che si stabiliscono tra loro.

La complessità favorisce un eventuale errore nella valutazione delle relazioni che si espande rapidamente tra le connessioni stesse, l’errore viene pertanto ad essere nelle previsioni iniziali, nella difficoltà a conoscerle esattamente o più semplicemente nella loro manipolazione.

Vi è pertanto una necessità di riscontro dei risultati attraverso un catalizzatore che in termini giuridici possono essere i T.U., questo tuttavia viene a disvelare eventuali errori iniziali di valutazione o inserimenti impropri e surrettizi di interessi che possiamo considerare delle vere e proprie manipolazioni.

Risulta quindi intuitivamente più vantaggioso per un potere magmatico mantenere relazioni fluide e poco trasparenti tra una moltitudine di elementi, che tenere una struttura coesa con una propria etica.

Nella pandemia proprio per le caratteristiche fluide e indefinite della stessa vengono a confluire questi caratteri, dove non vi è un centro e tutto può essere il contrario di tutto, mantenendo la cittadinanza in una serie di insicurezze che possono risolversi in esplosioni locali e improvvisazioni, ma senza una precisa direttiva.

E’ proprio l’aspetto sanitario impalpabile, minaccioso, variegato e indefinito nei contorni e negli effetti che crea paura, rifiuto e un sostanziale sbandamento a cui si aggiunge l’agire scoordinato delle varie istituzioni, in conflitto tra loro, in un’ apparente flessibilità nella sostanza conflittuale e sentita come inaffidabile dal cittadino, trasformato in molti casi in suddito.

Le promesse di interventi a favore di categorie per riattivare l’economia si risolvono in ulteriori dubbi e perplessità per le complessità dei percorsi e poca chiarezza nei testi, che appaiono come specchi per nascondere ulteriori fini, dando un ulteriore senso di insicurezza.

Anche la questione dei vaccini ne è una testimonianza, non vi è solidarietà tra le nazioni se non a parole, di fatto vi è una guerra per ridefinire gli equilibri geopolitici sia all’esterno con il mondo che all’interno dell’U.E., dove il prevalere comporta la leadership (I segreti del vaccino, in La Repubblica, 7/2/2021).

Vi è un interagire tra complessità generata dall’evoluzione tecnica e le conseguenti relazioni che si instaurano, fluidità politica dovuta alla stessa fluidità sociale e quindi etica che l’evoluzione tecnica favorisce e la difficoltà di creare modelli relazioni stabili in un determinato lasso di tempo.

Si crea un rimpallo tra democrazia e autoritarismo, dove efficienza e capacità di assorbire tensioni conflittuali appaiono talvolta in contrasto tra loro e i modelli, vincenti nel breve periodo, rischiano di perdersi nei tempi più lunghi.

In tutto questo la pandemia non fa che sovrapporre una ulteriore complessità relazionale e conseguenti rischi ad un modello complesso quale è quello italiano, posto a sua volta in uno scacchiere complesso come il Mediterraneo di cui è il frutto e in cui confluiscono le tensioni di tre continenti.