La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (CEDU) ha bocciato la legge 40 in merito all’impossibilità per una coppia fertile, ma portatrice di una malattia genetica trasmissibile, (in specie di fibrosi cistica), di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. I Giudici confermano che la legge 40 vìola l’art 8 della dichiarazione europea dei diritti umani relativamente al rispetto della vita familiare, inoltre, la Corte rileva che: “il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni è incoerente” in quanto allo stesso tempo un’altra legge dello Stato permette alla coppia di accedere a un aborto terapeutico in caso che il feto venga trovato affetto da fibrosi cistica.

In attesa delle motivazioni, il verdetto diverrà definitivo entro tre mesi se nessuna delle parti farà ricorso per ottenere una revisione davanti alla Grande Camera, ma già scoppiano le polemiche, in quanto c’è chi sostiene che: “la stessa sentenza della Corte si Strasburgo è incoerente con altri recenti pronunciamenti della giurisprudenza europea che tutelano la vita e l’integrità dell’embrione, come quello della Corte di Giustizia europea di un anno fa sulla non brevettabilità dell’embrione umano e delle sue cellule staminali”.