LE COMUNITÀ ENERGETICHE

Andreina IACOVIELLO – Barbara PIRELLI Massimo STANZIONE Giuseppe VERRE

Abstract. Le Comunità Energetiche sono insiemi di persone o enti che condividono lo sfruttamento di una stessa fonte di energia rinnovabile. Associazioni di quartiere, aziende e singole famiglie scelgono quindi la via della produzione di energia dal sole e la condividono all’interno dello stesso territorio. In questo modo riducono la dipendenza dalla rete elettrica e dalle fluttuazioni del mercato internazionale dell’energia, il tutto sfruttando una fonte gratuita e infinita: il sole. Si tratta quindi  di innovativa concezione di consumo e sviluppo , che combatte gli sprechi e favorisce la creazione di plusvalore sociale. La cultura delle Comunita’ Energetiche si sta sviluppando velocemente anche in Italia e nella nostra Regione Puglia; un bel esempio di Comunita’ Energetica è quella che si realizzerà nella città di Brindisi.

Abstract. Energy Communities are groups of people or entities that share the exploitation of the same renewable energy source. Neighborhood associations, companies and individual families therefore choose the way of producing energy from the sun and share it within the same territory. In this way they reduce dependence on the electricity grid and on the fluctuations of the international energy market, all by exploiting a free and infinite source: the sun. It is therefore an innovative concept of consumption and development, which fights waste and favors the creation of social surplus value. The culture of the Energy Communities is developing rapidly also in Italy and in our Puglia Region; a good example of an Energy Community is the one that will be built in the city of Brindisi.

Sommario: 1.La dimensione legale: la regolamentazione europea ed italiana. La Regolamentazione Italiana: l’articolo 42-bis del Decreto Milleproroghe; 2. La dimensione tecnologica.;2.1 Tecnologie per l’accumulo; 2.2 La famiglia dei dispositivi tecnologici: dallo smart meter all’energy box. 3. La dimensione sociale e politica della comunità energetica; 4. Risparmi economici e benefici ambientali delle comunità energetiche; 4.1 La povertà energetica; 4.2 Il risparmio energetico; 4.3 Economia collaborativa; 5. Le Comunità energetiche in Puglia 5.1 Legge Regionale Pugliese sulle Comunità Energetiche; 5.2 Esempi di Comunità Energetiche in Puglia; 5.3 Le fasi di sviluppo di una CER tipica; 5.4 Gli obiettivi sociali ed ambientali di una Comunità Energetica; 5.5 Aspetti Giuridici; 5.6 Il responsabile della Comunità Energetica

1.La dimensione legale: la regolamentazione europea ed italiana.

Nel 2019, l’Unione Europea ha concluso la approvazione del pacchetto legislativo “Energia pulita per tutti gli europei” (CEP – Clean Energy Package), composto da otto Direttive che regolavano temi energetici, tra cui: prestazioni energetiche negli edifici, efficienza energetica, energie rinnovabili, mercato elettrico.

Le Direttive UE, stabilite dal CEP, cercano di mettere in atto quadri giuridici adeguati a consentire la transizione energetica e dare un ruolo di primo piano ai cittadini nel settore dell’energia. Le direttive dovrebbero essere seguite dalle leggi nazionali sui rispettivi temi. Il termine per il recepimento delle direttive da parte degli Stati membri dell’UE e, di conseguenza, per la stesura di legislazioni nazionali, è giugno 2021. Tra i diversi temi di interesse, esamineremo qui soltanto due delle direttive del CEP:

• la Direttiva sulle energie rinnovabili (Direttiva UE 2018/2001), in cui sono riportate le definizioni di autoconsumo collettivo e di Comunità di Energia Rinnovabile (CER),

• la Direttiva sul mercato interno dell’energia elettrica (Direttiva UE 2019/944) che definisce la Comunità Energetica dei Cittadini (CEC).

L’articolo 21 della Direttiva sulle energie rinnovabili (2018/2001) definisce l’autoconsumo collettivo realizzato all’interno di un edificio, grazie ad un sistema che fornisce elettricità a più di un consumatore (“uno a molti”). L’esempio classico è quello di un edificio multi-unità con un sistema nell’area comune, in grado di soddisfare il fabbisogno di energia sia per le utenze condominiali che per quelle delle unità autonome. Quando l’autoconsumo collettivo trascende l’ambito di un unico edificio o condominio, siamo di fronte ad una comunità energetica.

Le Direttive, sebbene presentino definizioni diverse tra loro, definiscono entrambe la comunità energetica come “un soggetto giuridico” fondato sulla “partecipazione aperta e volontaria”, il cui scopo prioritario non è la generazione di profitti finanziari, ma il raggiungimento di benefici ambientali, economici e sociali per i suoi membri o soci o al territorio in cui opera.

Per garantire il carattere no profit delle comunità energetiche, non è ammessa la partecipazione, in qualità di membri della comunità, di aziende del settore energetico (fornitori e ESCO) che possono, invece, prestare servizi di fornitura e di infrastruttura.

Le principali differenze tra le CER e CEC sono:

a) la CER si basa sul principio di autonomia tra i membri e sulla necessità di prossimità con gli impianti di generazione. La CER può gestire l’energia in diverse forme (elettricità, calore, gas) a patto che siano generate da una fonte rinnovabile.

b) La CEC non prevede i principi di autonomia e prossimità e può gestire solo l’elettricità, prodotta sia da fonte rinnovabile, sia fossile.

Inoltre, è importante notare che le due direttive stabiliscono periodi diversi per il recepimento da parte degli stati membri. Nel caso della Direttiva sull’energia elettrica 2019/944, che ha istituito la CEC, il termine di recepimento è il 31 dicembre 2020; mentre per la Direttiva sulle energie rinnovabili 2018/2001, che istituisce la CER, il termine di recepimento è il 30 giugno 2021. Questa discrepanza, tuttavia, non impedisce che le direttive non possano essere recepite dagli Stati membri in un’unica legge sul tema delle comunità energetiche.

La nuova legge nazionale dovrà, inoltre, consentire alle comunità energetiche di agire come aggregatori, creando una nuova attività nel campo energetico. Lo schema di aggregazione consente di coordinare diverse unità per controllare la produzione di generazione e la domanda, sfruttando la flessibilità.

L’aggregazione permetterà anche ai piccoli utenti di unirsi per partecipare al mercato dell’energia all’ingrosso.

1.1 La Regolamentazione Italiana: l’articolo 42-bis del Decreto Milleproroghe.

Nonostante l’Italia non abbia ancora promulgato la legge nazionale per il recepimento della Direttiva sulle energie rinnovabili (Direttiva UE 2018/2001) e della Direttiva sul mercato interno dell’energia elettrica (Direttiva UE 2019/944), ha avviato una fase di sperimentazione sulla prima.

Ad oggi, la regolamentazione italiana in materia di autoconsumo collettivo e comunità energetiche rinnovabile consiste nell’articolo 42-bis, inserito nel Decreto Milleproroghe (convertito nella legge n. 8/2020 in 29 febbraio 2020). La regolamentazione attuale cerca di collettare dati ed elementi utili all’attuazione delle Direttive, oltre a consentire investimenti visti gli obiettivi stabiliti nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC).

D’accordo con le disposizioni del Decreto Milleproroghe, l’autoconsumo collettivo è fatto da una pluralità di consumatori ubicati all’interno di un edificio in cui è presente uno o più impianti alimentati

esclusivamente da fonti rinnovabili. Gli impianti possono essere di proprietà di soggetti terzi (come ESCO) e usufruire di specifici benefici, come le detrazioni fiscali.

La disposizione relativa alle comunità energetiche prevede che i soggetti che partecipano devono produrre energia destinata al proprio consumo con impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza complessiva non superiore a 200 kW. Per condividere l’energia prodotta, gli utenti possono utilizzare le reti di distribuzione già esistenti e utilizzare forme di autoconsumo virtuale.

2. La Dimensione tecnologica.

L’adozione di nuove tecnologie (per la generazione di energia rinnovabile, la rete di distribuzione intelligente, l’utilizzo dell’accumulo e la risposta alla domanda di alta qualità) è un fattore importante che contribuisce al cambiamento. A supporto di una comunità energetica esistono molte tecnologie che facilitano il monitoraggio dei consumi e aiutano gli utenti della comunità a risparmiare e a consumare energia in modo più efficiente e intelligente. Si tratta di tecnologie legate all’accumulo e di dispositivi tecnologici intelligenti (smart home e energy box).

2.1 Tecnologie per l’accumulo.

Un sistema di accumulo ha la capacità di immagazzinare una quantità di energia elettrica per poi restituirla alle unità di consumo nei momenti più opportuni. Per questo motivo, installare un sistema di accumulo a supporto di un impianto di generazione di energia locale può costituire un vantaggio sia per il prosumer che per la rete alla quale viene interfacciato l’impianto.

Le fonti rinnovabili utilizzate per la produzione locale di energia elettrica come quella fotovoltaica appartengono principalmente alla categoria di fonti non programmabili. Una risorsa energetica non programmabile non può essere dispacciata sulla base della richiesta energetica a causa della sua natura intermittente e aleatoria: tale intermittenza è casuale nel tempo, cioè non è prevedibile con certezza in anticipo. Inoltre, molto spesso la massima produzione energetica da fonti rinnovabili si verifica durante periodi di bassa richiesta energetica da parte delle utenze domestiche come nel caso della produzione fotovoltaica. Di conseguenza, l’utilizzo di piccoli impianti di produzione da fonti rinnovabili è affetto principalmente da due problematiche: la difficile integrazione in rete e l’impossibilità sfruttare al massimo le fonti rinnovabili di cui si dispone. In particolare, nel contesto di una transizione energetica basata sul promuovere produzione e consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili e sull’incentivare la diffusione di impianti locali di generazione di energia distribuita, nasce da una parte l’esigenza di massimizzare lo sfruttamento delle risorse rinnovabili a nostra disposizione e dall’altra di facilitare l’integrazione di tali impianti in rete. A fronte di tali necessità, i sistemi di accumulo hanno un ruolo fondamentale.

Le tecnologie di sistemi di accumulo sono svariate e possono essere più o meno idonee alle diverse applicazioni nelle reti elettriche. Le tecnologie applicate nell’integrazione di impianti di generazione da fonti rinnovabili sono due: l’accumulo elettrochimico tramite le batterie e quello idroelettrico tramite centrali di pompaggio rispettivamente per impianti di piccola- media e grande taglia. Pertanto, in tale contesto, gli unici sistemi di accumulo in grado di interfacciarsi con i piccoli impianti di produzione locale e di fungere da supporto per la gestione e lo stoccaggio di energia da fonte rinnovabile sono le batterie.

I generatori elettrochimici (o batterie secondarie), detti comunemente batterie, sono generatori di energia elettrica che sfruttano l’energia potenziale immagazzinata all’interno di legami elettrochimici. Gli accumulatori elettrochimici generano energia elettrica ma sono anche ricaricabili, e quindi utilizzabili più volte per i cicli di carica e scarica, con rendimenti anche superiori al 90%. Un accumulatore è composto da più celle connesse in diverse combinazioni serie-parallelo in modo da ottenere i valori desiderati di tensione e di capacità. La tecnologia più utilizzata per le moderne applicazioni di accumulo è la batteria agli ioni di litio. Una batteria litio-ioni è composta da sottili strati costituenti il catodo, il separatore e l’anodo, immersi in un elettrolita che permette il trasporto degli ioni litio. Le prestazioni delle celle litio-ioni dipendono dalla tipologia dei materiali elettrodici/elettroliti utilizzati. La stessa tipologia di cella può essere realizzata per applicazioni in potenza oppure in energia. L’efficienza energetica di carica e scarica dei moderni accumulatori è circa pari al 95% mentre la vita attesa dipende dalla tipologia della cella e può arrivare a superare i 10.000 cicli.

I vantaggi che le batterie a supporto degli impianti di generazione distribuita possono apportare sono: – Maggiore sfruttamento e migliore gestione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili: la batteria permette di accumulare l’energia prodotta in eccesso e di erogarla quando la produzione non riesce a soddisfare la richiesta di carico. – Riduzione dei picchi di potenza immessa in rete e degli squilibri dovuti all’aleatorietà delle fonti rinnovabili: l’accumulo distribuito permette anche di livellare i profili di potenza immessi in rete che spesso sono causa di squilibri. Questo rende più semplice l’integrazione della generazione distribuita nella rete elettrica.

2.2 La famiglia dei dispositivi tecnologici: dallo smart meter all’energy box.

Tra i dispositivi tecnologici intelligenti, vi sono le smart home. All’interno di una comunità energetica si può realizzare una rete di Smart Homes.

Il componente fondamentale dell’architettura tecnologica è l’energy box, ovvero un dispositivo domestico che consente di integrare differenti sensori per facilitare la gestione dell’abitazione, visualizzare graficamente gli andamenti di ogni dispositivo, creare delle App e quindi dei servizi aggiuntivi da offrire agli utenti finali. Inoltre consente di sfruttare il cloud come aggregatore. In tal modo l’utente finale ha la possibilità di monitorare e controllare la sua abitazione da remoto con la stessa interfaccia locale, rendendo il sistema complessivamente più scalabile. I requisiti per il funzionamento dell’ energy box sono una alimentazione elettrica 5V e una connessione con rete (Lan o Wifi).

Gli utenti per potersi interfacciare con il sistema possono utilizzare sia il proprio pc che lo smartphone, infatti i servizi vengono esposti come WEB APP. Si tratta di installare e configurare nella rete domestica dei sensori che visualizzano tutte le grandezze misurate. I dati monitorati a livello di abitazione dai sensori presenti vengono trasmessi, tramite l’ energy box, alla piattaforma cloud di aggregazione, dove i dati acquisiti sono immagazzinati in un database ed organizzati per effettuare analisi ed elaborazioni successive, in particolare sincronizzazione e diagnostica. A livello di piattaforma sono disponibili due interfacce per la visualizzazione dei dati acquisiti utili a fornire feedback differenti in funzione del tipo di destinatario.

L’interfaccia per l’utente fornisce una serie di feedback. L’obiettivo è quello di aiutare gli utenti a capire quanta energia stanno utilizzando nelle loro attività quotidiane, consentendo in questo modo di utilizzare l’energia nel modo desiderato, sia riducendolo che spostando l’uso in momenti diversi della giornata. Rendere gli utenti consapevoli del loro consumo di energia, può favorire un cambiamento del loro comportamento legato all’energia, aiutando al tempo stesso a ridurre i picchi di potenza indesiderati e spostare il consumo nelle ore in cui, ad esempio c’è maggiore disponibilità di energia da fonti rinnovabili. Come conseguenza gli utenti dotati di energy box possono ottenere vantaggi derivati dal risparmio energetico, riducendo l’impatto ambientale e risparmiando nelle bollette.

L’interfaccia dell’utente aggregatore permette di avere una vista generale dell’aggregato delle Smart Homes monitorate. Il consumo di energia giornaliero o orario della somma delle abitazioni monitorate. In questo modo è possibile monitorare la richiesta energetica dell’aggregato ora per ora ed individuare gli intervalli temporali in cui si ha la maggiore richiesta di energia. L’utente aggregatore ha la possibilità di trasmettere la comunicazione di informazioni aggregate al livello superiore, che potrebbe essere quello del gestore della Comunità Energetica.

3.La dimensione sociale e politica della comunità energetica.

Le comunità energetiche possono sperimentare ruoli innovativi in ambito sociale, etico e civico, strutturandosi attraverso una governance locale a responsabilità diretta, alla base della quale, cittadini, associazioni e realtà imprenditoriali, condividono un insieme di principi, regole e procedure che riguardano la gestione e il governo della comunità, verso obiettivi di autogestione e condivisione delle risorse (sharing resources).

Solitamente la governance nasce dai portatori di interesse, siano essi associazioni, amministratori di condomini, gruppi di imprese o un gruppo di cittadini. Caratteristica della governance è quella di avere una organizzazione socio-tecnologica per sviluppare a pieno una comunità energetica. La governance si attiva sperimentando nuove tecnologie per il risparmio energetico in strutture residenziali. Questo modello si può poi allargare al condominio e al quartiere circostante. La governance può portare alla creazione di un ente collettivo, una cooperativa, o un’associazione di comunità per la governance stessa.

Come risultato, si crea una entità di governance o si rinnova una già esistente integrando i propri obiettivi con quelli di una governance comunitaria. Per questo motivo è fondamentale prevedere la figura del facilitatore di comunità energetica il quale può sostenere lo sviluppo delle comunità energetiche favorendo l’attivazione di governance ai vari livelli organizzativi già presenti in una comunità o favorendo in tal senso, la nascita di nuove parti attive. Molte politiche di sostenibilità nazionali e europee invitano a convergere i ruoli del cittadino verso la figura del prosumer o di collettivizzare le risorse energetiche rinnovabili, così da influenzare e ottimizzare la loro produzione e il loro consumo, promuovendo una transizione verso una comunità che diventa risorsa interna collettiva.

Tra le più rilevanti azioni promosse a livello europeo per delineare il meccanismo di governance con ricadute a livello nazionale di ogni stato membro vi sono il Green New Deal e l’Agenda 2030.

Green New Deal. La Commissione Europe prevede che l’UE complessivamente dovrà ridurre le emissioni climalteranti del 40% entro il 2030, per giungere alla carbon neutrality entro il 2050, rendendo sostenibile l’economia dell’UE. Il Green New Deal è il “nuovo patto verde”, una legge vincolante per tutti i Paesi UE, che si propone di intervenire su molti aspetti della vita economica e sociale tra cui la lotta al cambiamento climatico, la transizione energetica, trasformazioni del tessuto produttivo verso l’economia circolare, mobilità smart e sostenibile, agricoltura e protezione della biodiversità.

Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Nell’Agenda 2030 sono stati individuati 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Tra questi vi sono alcuni obiettivi che sono collegati ai temi delle comunità energetiche, questi obiettivi definiscono una visione attraverso le quali le comunità stesse possono modificare la loro organizzazione e le loro relazioni per divenire sistemi sinergici e sostenibili.

4.Risparmi economici e benefici ambientali delle comunità energetiche.

Le comunità energetiche possono implementare azioni per migliorare il risparmio e l’efficienza energetica a livello familiare e, di conseguenza, contribuire a combattere la povertà energetica. A livello commerciale e industriale, possono dare maggiore competitività alle aziende locali, riducendo i consumi e abbassando le tariffe di approvvigionamento. l’autoconsumo consiste nella possibilità di consumare l’energia elettrica prodotta “presso” propria abitazione, stabilimento produttivo ecc., per poter far fronte ai propri fabbisogni energetici. Un cittadino, un condominio, una Pubblica Amministrazione o un’impresa che scelga di autoconsumare l’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico accede ad una serie di vantaggi economici e ambientali: Risparmio in bolletta: più energia si autoconsuma e più si riducono i costi delle componenti variabili della bolletta (quota energia, oneri di rete e relative imposte quali accise e IVA)1.Valorizzazione dell’energia prodotta: produrre energia con un impianto fotovoltaico può rappresentare una fonte di guadagno grazie ai meccanismi incentivanti, ovvero lo Scambio sul Posto, il Ritiro Dedicato e il Decreto Ministeriale Isole Minori2. Agevolazioni fiscali (detrazioni o superammortamento): per i privati la realizzazione di un impianto fotovoltaico sul tetto di un edificio rientra nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia, previsti dall’Agenzia delle Entrate, per l’accesso alle agevolazioni fiscali. È infatti possibile detrarre dall’Irpef il 50% dei costi di realizzazione. Per le imprese è previsto il superammortamento del 130% del valore dell’investimento3. Riduzione degli impatti ambientali: poiché l’energia viene prodotta da fotovoltaico, si evitano le emissioni di CO₂ o di altri gas clima alteranti4. Risulta quindi evidente come, pensando all’applicazione relativa singolo utente, l’autoconsumo da energia elettrica da fonte rinnovabile può essere soddisfatto se vengono soddisfatte determinate condizioni di natura energetico-economica: profilo di produzione adeguato a soddisfare parte significativa del proprio profilo di carico nella giornata e nell’anno; costi del kWh prodotto (inglobando anche i costi di installazione, costi di manutenzione, incentivi ecc.) minori o uguali al costo del kWh acquistato dalla rete. Su questi aspetti incidono anche la variabilità e stagionalità di alcune tipologie di fonte rinnovabile (ad esempio il fotovoltaico), la perdita di efficienza annua della tecnologia. In pratica, se si riuscisse ad autoconsumare tutta l’energia elettrica prodotta da fotovoltaico, l’investimento iniziale rientrerebbe in tempi più rapidi. Purtroppo spesso difficilmente tutta l’energia prodotta viene completamente usata dall’utente e, viceversa, molta dell’energia usata dall’utente viene acquistata dalla rete Proprio per migliorare questi aspetti è stato introdotto il concetto dell’autoconsumo collettivo. La prospettiva di un autoconsumo collettivo, quindi, si caratterizza come una modalità che consente alle “comunità energetiche” di mettere in “comune” le utenze elettriche al fine di poter massimizzare i consumi dell’energia prodotta all’interno della comunità stessa. Ciò permette di diminuire i costi di trasporto e gli oneri di sistema, Attenzione: i limiti, anche dimensionali, che la normativa introduce per poter parlare di autoconsumo sono materia in rapida evoluzione, quindi occorre una attenta valutazione delle norme in materia in vigore al momento della decisione di effettuare un investimento in tal senso.

4.1 La povertà energetica.

Nei paesi europei, la povertà energetica è in estrema sintesi l’eccessiva distrazione di risorse del proprio reddito per far fronte alle bollette energetiche e l’impossibilità di acquistare i servizi energetici essenziali. Nei paesi meno sviluppati assume connotati impressionanti, poiché circa ottocento milioni di persone non hanno accesso all’elettricità. Il contrasto alla povertà energetica è presente nell’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite tra le azioni previste nel già citato obiettivo 11 “Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni”. Infatti un indicatore di povertà energetica è una elevata incidenza della spesa energetica (oltre il doppio della media) ed un rapporto elevato tra spesa energetica e capacità di spesa complessiva. In uno scenario in cui entro il 2050 metà dei cittadini UE potrebbero auto-produrre la propria energia, sia individualmente, sia collettivamente, tramite forme cooperative, le Comunità Energetiche sono, nelle aspettative Europee, anche un importante strumento di mitigazione della povertà energetica. Tutti i cittadini, tra cui quelli più deboli e con basse entrate, dovrebbero essere in grado di beneficiare della partecipazione ad una comunità energetica.

4.2. Il risparmio energetico.

Tra gli interventi attivati dallo sviluppo delle comunità di energia vi sono quelli legati al tema del risparmio energetico. Per risparmio energetico si intende la riduzione dei consumi di energia necessaria a svolgere un’attività, ciò vale sia per il singolo cittadino e le aziende .La riduzione di consumo energetico può essere raggiunta in modo diverso, ad esempio con azioni che hanno carattere gestionale, ma anche grazie ad interventi di tipo impiantistico. L’efficientamento energetico mediante interventi di carattere gestionale, può essere rappresentato dall’utente domestico che regola in maniera puntuale i consumi all’interno della propria abitazione, grazie al giorno d’oggi anche all’uso della domotica. La possibilità di differenziare, negli ambienti e nelle ore del giorno, la temperatura, l’illuminazione, ecc, porta sicuramente a consumare energia solo quando realmente necessario e quindi ad ottenere riduzioni, anche significative, nei consumi. Analogamente le aziende in molto casi possono agire per una gestione più puntuale del fabbisogno energetico. Efficientamento energetico mediante interventi di tipo impiantistico. È rappresentato invece da quegli interventi che permettono di conseguire una riduzione dell’energia consumata grazie all’utilizzo di tecnologie più performanti. Ad esempio, un utente domestico può ridurre i propri consumi grazie alla sostituzione di una vecchia caldaia con una nuova, più performante. Discorso analogo, anche in questo caso, per le aziende dove, ad esempio l’utilizzo di nuovi macchinari dotati di motori elettrici più efficienti. Quelle descritte sono solo alcune delle azioni di “efficientamento energetico” che è possibile attuare per la riduzione dei consumi sia in termini individuali sia in termini di collettività. Considerando poi gli obiettivi dell’efficientamento collegati alla riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili (carbone, gas, petrolio), le comunità energetiche dovrebbero incentivare il ricorso a tecnologie basate sull’utilizzo di fonti energetiche di tipo rinnovabile (ad esempio sole e vento). Oltre agli eventuali aspetti legati alle diverse catene dei rendimenti energetici, vanno presi in considerazione anche aspetti di carattere ambientale, sociale ecc. Un esempio tipico in tal senso è costituito dall’installazione di un impianto fotovoltaico per autoconsumo. In questo caso quindi non si riducono i consumi energetici (almeno non direttamente) di chi utilizza l’energia prodotta, ma si cambia fonte di approvvigionamento, utilizzando una fonte rinnovabile e non energia di tipo fossile, con un vantaggio ambientale per la collettività.

4.3. Economia collaborativa.

L’economia collaborativa, nota col nome di Sharing economy, è un modello economico basato sulla condivisione di beni e servizi. La condivisione è una delle strategie alla base dell’economia circolare10, un’economia a favore dell’ambiente, che permette di superare l’attuale sistema che produce sprechi e rifiuti. La sharing economy è principalmente costruita su reti collegate d’individui, organizzazioni o comunità che si fondano sulla collaborazione, la condivisione, lo scambio, il commercio di prodotti e/o servizi. Anche nell’ambito delle comunità energetiche possono essere applicati i principi della sharing economy e questo può determinare l’emergere di nuove regole all’interno della comunità che facilitino gli scambi di beni e servizi tra i membri che vi partecipano. Il principio che maggiormente ispira la sharing economy è quello di “accesso al bene”, in quanto non è più la proprietà ad essere un fattore discriminante, ma la funzione che esso svolge. Grazie alla sharing economy, un bene può infatti essere condiviso attraverso diverse modalità: a) restare in possesso del proprietario; b) essere di proprietà di una parte terza rispetto alla rete/comunità di utilizzatori; c) cambiare proprietà come nella vendita di beni usati. L’utilizzo del bene condiviso può essere sincrono nel caso in cui la condivisione del bene avvenga con un’altra persona oppure differito quando il bene è ceduto temporaneamente a un’altra persona. Il valore dei beni o dei servizi condivisi può essere determinato in denaro oppure attraverso crediti di monete complementari. condividere non nega la possibilità che lo scambio avvenga attraverso cessione di denaro (mediazione finanziaria), o negando il concetto di proprietà, bensì nel rispetto dei principi e valori secondo i quali l’accesso ai beni/servizi è prioritario rispetto al suo possesso. In generale, la Sharing Economy prevede tre categorie di attori: 1) i fornitori di servizi che condividono beni, risorse, tempo e/o competenze; 2) gli utenti di questi servizi; 3) gli intermediari che spesso operano attraverso piattaforme collaborative. l’esistenza di una piattaforma di collaborazione è uno dei principali fattori abilitanti della maggior parte delle iniziative collaborative. Le piattaforme sono fondamentali perché collegano i fornitori con gli utenti e permettono le transazioni tra di loro. Esse possono essere gestite e create dagli utenti, ma anche da enti, società e soggetti economici sia senza scopo di lucro che a scopo di lucro. Ciò ha permesso di accorciare la filiera degli intermediari e di coordinare in modo più diretto domanda ed offerta di beni e servizi tra pari. La piattaforma può essere fisica, digitale ma anche solo organizzativa. Certamente le tecnologie, soprattutto in campo digitale, giocano un ruolo chiave nel fornire supporto all’espansione del modello collaborativo rendendolo più fruibile, scalabile, originale. Siti internet, applicazioni mobile, social network e servizi di geolocalizzazione permettono di attivare in modo più veloce ed efficace le relazioni e gli scambi abbattendo non solo i confini fisici, ma anche i costi. Nelle piattaforme digitali la fiducia è una condizione imprescindibile e alla tradizionale fiducia (o fidelizzazione) tra produttore e cliente si sostituisce il nuovo concetto di reputazione digitale. Lo sharer ha infatti un’identità pubblica, diretta e riconoscibile spesso attraverso la sua presenza sui social network. Ad esempio un metodo molto usato e semplice è quello di utilizzare il profilo facebook per iscriversi ai siti. È poi la comunità stessa a regolare e determinare l’affidabilità di un suo membro attraverso nuovi sistemi introdotti, come ad esempio il ranking o il feedback, o tramite spazi virtuali quali forum e chat pubbliche su cui è possibile scrivere commenti, recensioni ecc. Se da un lato le piattaforme digitali sono tecnologie abilitanti, il ruolo di un incontro fisico tra persone rimane ancora centrale. Le piattaforme fisiche come social street, spazi di coworking, gruppi di acquisto o banche del tempo sono la base per la creazione di una nuova cultura della condivisione e di nuove comunità di riferimento. Le piattaforme collaborative si configurano quindi come “connettori” di individui attraverso la creazione di comunità in cui i singoli membri si connettono tra loro “spontaneamente” poiché animati dalla soddisfazione di uno specifico bisogno.

5. Le comunità energetiche in Puglia.

Prima di prendere in considerazione le Comunità Energetiche presenti nella Regione Puglia appare opportuno fare una breve premessa su alcune interessanti Comunità Energetiche presenti in Italia. Nel nostro Paese ci sono diverse Comunità e Cooperative energetiche situate soprattutto nella parte Nord, addirittura i primi esempi di Comunità Energetiche sono collocabili nei primi anni del XX secolo.

Sicuramente tra le comunità energetiche di recente costituzione si può segnalare la Comunità Energetica Enostra nata nel 2014 a Milano con lo scopo di fornire energia rinnovabile a famiglie, aziende ed organizzazioni del terzo settore. Attualmente è in grado di servire 969 utenze grazie all’installazione di 5 impianti fotovoltaici (400 KW totali) installati nel territorio di Cuneo, inoltre, vi è anche un impianto fotovoltaico installato nel Comune di Sorbolo.Con questa Comunità Energetica si è riuscito ad avere un taglio del 60% delle bollette di una famiglia-tipo.

Un’altra Comunità Energetica degna di nota è il “Tetto fotovoltaico collettivo per le scuole elementari Fantini” a San Lazzaro di Savena(Bo); questo progetto è stato realizzato nel 2011 dall’Associazione Comunità Energetica di San Lazzaro di Savena con lo scopo sia di promuovere la tecnologia da fonti rinnovabili ma anche di produrre energia nel territorio. In pratica un gruppo di cittadini ha acquistato delle quote per 250,00 euro ciascuno e le ha poi donate al Comune di San Lazzaro che con una convezione specifica utilizza per la scuola l’energia prodotta dagli impianti; il Comune ogni anno gira all’Associazione Comunità Energetiche i proventi del contributo statale (durata 20 anni) ed infine l’Associazione ripartisce i proventi agli associati.

5.1 Legge Regionale Pugliese sulle Comunità Energetiche.

In Puglia vi è la Legge Regionale 9 agosto 2019 n.45 ”Promozione dell’istituzione delle Comunità Energetiche” e con la Delibera della Giunta Regionale n.1346 del 7 agosto 2020. Le linee guida attuative disciplinano a) i criteri per l’adozione di un Protocollo di Intesa da parte dei Comuni che intendono proporre o procedere alla costituzione di una comunità energetica esistente; b) i criteri per la redazione di un bilancio energetico delle comunità energetiche; c) i criteri e le caratteristiche del documento strategico delle comunità energetiche contenente l’individuazione delle azioni che le stesse intendono intraprendere per la riduzione dei consumi energetici da fonti non rinnovabili e l’efficientamento dei consumi energetici e i parametri per la valutazione regionale dei risultati derivanti dall’attuazione del documento strategico; d) i criteri e le modalità per il sostegno finanziario regionale , in prima attuazione, alla fase di costituzione delle comunità energetiche, con particolare riguardo alla predisposizione dei progetti e della documentazione correlata alla costituzione delle comunità; e) le modalità di costituzione e di funzionamento del Tavolo tecnico.

5.2. Esempi di Comunità Energetiche in Puglia.

In Puglia, per abbattere i costi delle bollette, si sta diffondendo la cultura della condivisione dell’energia da fonti rinnovabili, quindi sempre più Comuni, Diocesi e Parrocchie si stanno organizzando per realizzare Comunità Energetiche Sostenibili. Secondo un’analisi di Legambiente la Puglia è al secondo posto in Italia per numero di Comunità Energetiche nascenti. In provincia di Foggia c’è il Comune di Biccari, un borgo con circa 2700 abitanti che per primo nel 2020 ha sperimentato un modello di Comunità Energetica . Oggi questo Comune garantisce l’autonomia energetica a circa 60 famiglie questo grazie all’impegno del Sindaco Gianfilippo Mignogna che ha fatto installare pannelli fotovoltaici su edifici pubblici e scuole con un notevole risparmio delle famiglie sulle bollette energetiche. Anche il Comune di Roseto Valfortore, sempre in provincia di Foggia, ha creduto nelle Comunità Energetiche grazie ad un progetto della società Friendly Power al quale hanno aderito circa 30 utenze tra cittadini e piccole e medie imprese. A Bari ad esempio un gruppo di imprese private e soggetti pubblici hanno dato vita alla “Comunità per l’efficienza energetica nelle Aree del Consorzio Asi di Bari” . Ne fanno parte il Consorzio Asi di Bari, Confindustria Bari Bat e 13 aziende grandi e piccole .Inoltre anche Enti Ecclesiastici e parrocchie sono interessati alle Comunità Energetiche ad esempio alcune settimane fa la Diocesi di Brindisi ha chiesto il contributo tecnico di Unisalento questo quanto dichiarato dal Paolo Congedo Professore di “Fisica Tecnica Ambientale “alla Unisalento. Infine, particolare attenzione merita la prima Comunità Energetica nella città di Brindisi; grazie ad un progetto pilota che interesserà alcuni immobili da riqualificare nei quartieri Paradiso e Perrino( interessando circa 350 famiglie) si vuole realizzare la riqualificazione edilizia, l’efficientamento energetico e l’autoproduzione di energia rinnovabile. L’assessore regionale allo Sviluppo Economico- Alessandro Delli Noci- e l’assessora regionale all’Ambiente e alle Politiche abitative-Anna Grazia Maraschio – hanno sostenuto la nascita dell’Associazione BREC (Brun Rete Energetica Comune)che si costituirà tra Comune di Brindisi, Agenzia Regionale per la Casa , l’Abitare Nord Salento(Arca) e il Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia (DiTNE).Verranno installati sugli immobili interessati pannelli solari per una potenza complessiva di 600 KW stimando un risparmio dei costi energetici di circa il 30-40%.

5.3. Le fasi di sviluppo di una CER tipica.

Queste fasi sono lo studio di fattibilità, la campagna adesioni, l’analisi dati, la consulenza legale, costituzione CER, realizzazione impianto fotovoltaico, attivazione CER e percorsi di formazione.

5.4. Gli obiettivi sociali ed ambientali di una Comunità Energetica.

Nel progetto pilota di Arca Nord Salento gli obiettivi sono vari. Rendere la transizione energetica maggiormente desiderabile e accessibile, sensibilizzare i membri della comunità al risparmio energetico, ridurre la spesa energetica delle famiglie in un’ottica di mitigazione della povertà energetica, realizzare modelli di produzione diffusa e autoconsumo virtuali, costruire relazioni reciprocamente vantaggiose tra gli stakeholder, favorire l’economia locale e formare risorse locali in tema di gestione energetica allo scopo di creare opportunità di lavoro, esplorare modelli imprenditoriali innovativi di coinvolgimento dei territori, innescare azioni collettive a partire da temi quali sostenibilità e beni comuni per rivitalizzare comunità locale, mitigare spopolamento , favorire inclusione.

5.5. Aspetti Giuridici.

Con riferimento agli aspetti giuridici va specificato che : i soggetti che partecipano alla CER(Comunità di Energia Rinnovabile) devono far parte di una associazione che stipulerà un contratto di diritto privato con il GSE(Gestore dei Servizi Energetici) prima della richiesta di incentivazione ; i clienti finali o produttori della CER devono essere azionisti o membri di un medesimo soggetto giuridico(la comunità di energia rinnovabile) con le seguenti caratteristiche:

  • Persone fisiche

  • Piccole e Medie Imprese(PMI)

  • Enti territoriali o Autorità locali comprese le amministrazioni comunali

  • Le imprese private per le quali la partecipazione alla comunità di energia rinnovabile non costituisce l’attività commerciale e/o industriale principale.

    6. Il responsabile della Comunità Energetica.

La figura di riferimento è il Responsabile della Comunità Energetica che gestisce i rapporti con il GSE per l’incasso degli incentivi, ridistribuisce i proventi ai soci/associati al netto delle spese, coordina le attività di manutenzione e anima e gestisce la campagna di adesione alla comunità. La figura del responsabile sarà scelta dall’associazione e potrebbe essere un professionista esterno.

Conclusione di prospettiva.

Le Comunita’ Energetiche rappresentano, a livello mondiale, l’alternativa presente e futura alla riduzione dei consumi energetici attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili che non sono rappresentate soltanto dall’energia solare ed eolica. Ad esempio ci sono altre fonti di energia rinnovabile come l’energia mareomotrice ricavata dagli spostamenti d’acqua causati dalle maree; l’energia geotermica che sfrutta il calore naturale della Terra, il calore prodotto viene trasformato in energia elettrica; c’è poi l’energia prodotta dalle biomasse cioè energia ricavata dagli scarti prodotti dall’uomo.

L’inquinamento ambientale è determinato in gran parte dalle c.d. azioni antropiche cioè tutte quelle azioni sbagliate poste in essere dall’uomo in danno del Pianeta. Come dice la giovane attivista ambientale Greta Thunberg non abbiamo un Pianeta B per questo è importante diffondere la cultura ambientale e promuovere l’uso di energie rinnovabili attraverso la creazione di Comunita’ Energetiche. Ad oggi in Italia le Comunita’ Energetiche sono circa 12 diffuse soprattutto in Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia.

Le Comunita’ Energetiche rappresentano il cambio di paradigma che ci porterà ad avere un impatto più leggero sul nostro Pianeta; quindi la visione è quella di vedere sempre più borghi, periferie, zone residenziali convertirsi alle Comunita’ Energetiche ma anche nel settore imprenditoriale piccole e medie imprese stanno costituendo dei consorzi per condividere l’energia rinnovabile prodotta con le Comunita’ Energetiche.

Il nostro gruppo di lavoro ha avuto modo di confrontarsi con il dott. Antonio Trevisi , Energy Manager dell’ Università del Salento nonché promotore della legge sulle Comunita’ Energetiche nella Regione Puglia; Trevisi è stato tra i primi firmatari delle leggi sulle Comunita’ Energetiche, sul Reddito Energetico, sull’Economia circolare e zero rifiuti ecc.

Dal confronto è emerso che per la realizzazione delle Comunita’ Energetiche bisogna fare i conti con tanta burocrazia.

Si precisa che ai sensi dell’art.30 del c.d. Decreto Crescita ( D.L.30/04/2019 n.34) il Decreto del Ministero dello sviluppo economico (MISE) del 14/05/2019, ha assegnato ai Comuni contributi per la realizzazione di interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale.

Premesso che per la realizzazione delle Comunita’ Energetiche nei Comuni al di sotto di 5.000 abitanti ci sono circa 2,2 miliardi di euro stanziati dal PNRR , per i Comuni con una popolazione superiore ai 5.000 abitanti è invece previsto solo il Fondo Garanzia che quindi è un prestito pagato dai Comuni. Dunque l’idea realizzabile, secondo il nostro team, sarebbe quella di prevedere in favore di tutti i cittadini delle misure ad hoc che vadano a pagare direttamente il prestito che però si assumerebbe direttamente lo Stato e non i Comuni.

Ringraziamo sentitamente il dott. Antonio Trevisi per averci fornito preziosi spunti di riflessione.

Note: Slide del Progetto Pilota per la realizzazione di una CER nella città di Brindisi dell’Ing. Marcello Gian Greco; Le comunità energetiche in Italia: Una guida per orientare i cittadini nel nuovo mercato dell’edilizia; progetto europeo GECO; Guida Enea sulle Comunità Energetiche realizzata nell’ambito del Progetto Europeo Geco cofinanziato EIT Climate –Kic; Enea segnalazione del 07.09.2020; Il Quotidiano del Condominio articolo del 24 maggio 2022; Quotidiano di Puglia articolo del 24 marzo 2022.