DALLA PANDEMIA ALLA GUERRA BIOLOGICA

Una lettura in controluce

Sergio Benedetto Sabetta

Nata casualmente, gestita empiricamente tra mille interessi, dubbie incertezze, si è rapidamente trasformata in un evento che, come nella Grande Guerra vennero introdotte nuove forme e ridisegnati gli scenari mondiali, sta distruggendo vecchie certezze e creando nuovi scenari, spostando equilibri economici e accelerando movimenti in atto, evidenziandoli.

Sembra di seguire le stesse dinamiche della I Guerra Mondiale, l’iniziale incredulità di una possibile deflagrazione mondiale, il pensare di potere circoscrivere l’incendio, l’entusiasmo nazionalistico delle masse nell’iniziale partecipazione, quale fosse un evento sportivo da concludersi in breve tempo e con perdite limitate, il non credere al possibile prolungarsi dello stesso, fino a risvegliarsi dal sonno e cominciare a contare le perdite, con una stanchezza generale.

Come in tutti gli eventi catastrofici vi è un immediato sfruttamento economico del disastro, quelli che una volta si descrivevano come “mercanti di cannoni”, ed un aggrovigliarsi di provvedimenti, in molti casi in contrasto tra di loro, dove gli eventi corrono più veloci dei governi e delle amministrazioni.

Nel sovrapporsi di ordine e contro ordini, di dati incerti se non deliberatamente rimaneggiati, come cercano di appurare alcune inchieste attualmente in corso, si crea un clima di incertezza che si trasforma in sfiducia, sia per il prolungarsi dell’evento che l’insidiosità del nemico, impalpabile ed invisibile.

L’informazione appare insicura e con una progressiva perdita di autorevolezza, subissata dalle più varie fonti di provenienza dubbia favorite dalla rete, in cui come in tutte le cose umane bene e male si mischiano nella necessità di una forte capacità critica certamente non diffusa nella normalità.

Vi è nei fatti una asimmetria informativa tra democrazie liberali e sistemi più o meno autoritari, ad una sovrabbondanza di dati e informazioni si contrappone quindi l’opacità degli altri, fattori che diventano elementi per una guerra economica non dichiarata ma di fatto in atto nel ridisegnare gli equilibri mondiali, quale conseguenza ultima della pandemia.

Vi è uno scontrarsi tra una visione sanitaria ed umanitaria e un’altra economica, nella ricerca di un equilibrio tra il morire di malattia o il morire di fame, ma se per alcuni le vittime sono esseri viventi calati nel dolore dei rapporti umani, per altri sono esclusivamente numeri in una tabella economica con un valore in funzione della loro capacità produttiva nel sostenere il PIL.

Diverse mentalità che fanno sì che per alcuni l’attuale crisi è solo un’occasione per una futura espansione economica, acquistando posizioni altrimenti impossibili da acquisire o eccessivamente costose.

Nel tentativo di finanziare la crisi si può cadere nella trappola del debito, dove i governi si trovano sotto scacco per la necessità di rifinanziare il debito così che chi lo detiene può esercitare pressioni per acquisire posizioni strategiche, conquistando i mercati inavvertitamente, legandoli al proprio sistema produttivo in termini subordinati e rinforzando in tal modo la propria supremazia geo-strategica.

La confusione, il disorientamento, le lotte interne, l’apatia che ne può conseguire diventano di per sé un’arma che trasforma un evento inizialmente naturale in un fatto politico, economico e quindi strategico.

Lo dimostra la lotta sui vaccini per la brevettazione, come anche il disorientamento che ha investito gli USA nel processo elettorale per le presidenziali, dove la lotta, influenzata dall’epidemia, si è trasformata in una rissa, stimolando gli istinti peggiori dell’elettorato e nei candidati.

La confusione in cui sono caduti gli USA ne ha paralizzato l’azione, favorendo i concorrenti che hanno trovato spazi in cui allargarsi, dando l’ulteriore dimostrazione dell’aspetto geo-strategico della pandemia e, quindi, dell’impossibilità di staccare l’aspetto socio-sanitario da quello economico e strategico.

La crisi pandemica permette, inoltre, di spingere a fondo verso l’introduzione a tappeto di tecnologie di cui non si ha una precisa conoscenza degli effetti, ma che nel permettere il funzionamento virtuale delle attività sociali, educative ed economiche, ha tuttavia l’effetto di plasmare le attività economiche e sociali secondo precisi interessi di supremazia, secondo accordi propri della vecchia diplomazia segreta di roosveltiana memoria, ed ecco pertanto riagganciarsi il tutto idealmente alla Grande Guerra, chiudendo il ciclo storico del ‘900 ed aprendone uno nuovo.

Dagli avvenimenti intercorsi in questo ultimo decennio e culminati nella pandemia in corso, con la manifesta crisi che travagliano i modelli democratici occidentali e in particolare gli USA nella loro leadership mondiale, emergono chiaramente i limiti dell’attuale modello di globalizzazione teorizzato, voluto e sostenuto in primis dai potentati USA.

L’impoverimento diffuso della classe media, con l’accumulo di nuova ricchezza estremamente volatile in nuovi ambiti ristretti fuori dal controllo nazionale, i problemi ambientali scatenati da una crescita esponenziale concatenata di produzione e popolazione, la conseguente pressione emigratoria in territori già sovrappopolati e parzialmente economicamente stagnanti, la difficoltà di mantenere il modello sociale e culturale, anch’esso impoverito, creato nel dopoguerra, sono solo alcune delle problematiche createsi a partire dal nuovo millennio.

I segnali ci sono stati ma come in tutti i periodi di euforia, quali la bell’ époque tra XIX e XX secolo o gli anni ruggenti tra le due guerre, non sono stati colti in quanto contrari al sentimento di onnipotenza dell’epoca.

Come in tutte le guerre il comando strategico deve essere centralizzato, quello che si differenzia è la flessibilità tattica sul campo che può essere maggiore o minore a seconda dell’affidabilità dei comandi subalterni.

Ora in questa guerra biologica globale, che è diventata l’attuale pandemia, non vi è né un comando centralizzato sufficientemente coeso e autorevole né vi sono comandi subalterni o regionali coordinati, in quanto le regioni sono autonome e competitive tra loro e rispetto al centro, per non parlare dell’affidabilità dell’intero sistema nel suo insieme con i conseguenti rischi economici e sanitari.

Il succedersi delle ondate sono come il ripetersi di offensive sul nostro sistema economico, già di per sé in sofferenza per il prolungarsi della stagnazione, in quanto la crescita di zero virgola ripetuta negli anni non può essere considerata una crescita effettiva, se poi affermiamo che il PIL non misura aspetti umani quali il benessere mentale o il senso di appagamento questo è pur vero, tuttavia non possiamo negare che vi è in atto un re-inquadramento geo-strategico delle aree economiche mondiali, in cui noi auto-lesionandoci politicamente ed economicamente rischiamo di diventare preda.

L’attuale pandemia è stata un avvenimento improvviso nel suo violento espandersi, ma sottovalutato nel manifestarsi e non inatteso in quanto teoricamente previsto da molti anni, individuato in parte anche nei luoghi in cui si sarebbe probabilmente nel tempo manifestato, come del resto già all’inizio del XX secolo era stata prevista da alcuni la possibile deflagrazione di una sanguinosa guerra nel cuore dell’Europa.

La difficoltà è leggere i sintomi cogliendone i segnali, quando già nel 2012 David Quammen nel suo classico “Spillover”, tradotto in italiano da Adelphi edizioni, nel descrivere varie possibili pandemie nate dai salti evolutivi da animale a essere umano, per lo più localizzate in determinate aree del pianeta dove ambiente e comportamenti umani risultano favorevoli, ci ricordava che il successo di un parassita non è “non uccidere il suo ospite” ma “non tagliare i ponti prima di averli attraversati”, ossia “assicurarsi la sopravvivenza grazie a una catena non interrotta di infezioni” (312). Ribadendo indirettamente l’importanza di una vecchia branca fondamentale della medicina del XIX – XX secolo, dimenticata dalle giovani generazioni per le nostre omissioni educative dovute ad una eccessiva fiducia sulla casa farmaceutiche e le loro ricerche, l’igiene.

L’economia della felicità o del benessere nel suo continuo espandersi diventa assistenzialismo, ma al contempo nasconde la ferocia di una nascente guerra economica globale, di cui le vicissitudini della pandemia non sono altre che una delle tante espressioni difficili da cogliere nelle sue varie sfaccettature.

BIBLIOGRAFIA

AA.VV. – Il mondo viziato, Limes 3/2020