CORONAVIRUS: CHI È IL COLPEVOLE?

Gianfranco e Fulvio Conti Guglia

chi si fida con troppa facilità è di animo leggero” (Qohelet).


Confortati dal monito dell’Autore di uno dei Libri Sapienzali, ci sentiamo legittimati a dubitare della narrazione della vicenda coronavirus che insistentemente ci viene propinata con un linguaggio politico e mediatico che misconosce una trama lessicale idonea a veicolare concetti rappresentativi ma si avvale di slogan emotivi, fatti di appelli alla Patria e di immagini di bare.

Ci permettiamo, brevemente, di fare il punto, abusando della pazienza dei nostri 12, affezionati lettori.

Nel primo articolo ci siamo interrogati sulla congruità della sospensione delle attività produttive non essenziali, del distanziamento sociale e del coprifuoco notturno quali misure atte a preservare le fasce sociali più fragili dal contagio da covid-19.

Ci siamo chiesti se non sarebbe stata più proficua l’adozione di misure alternative di minore impatto sociale ed economico, che avessero previsto divieti di manifestazioni aperte al pubblico, di visite esterne ai ricoverati nelle RSA ed ulteriori prescrizioni di natura sanitaria immediatamente riferite alle strutture destinate all’accoglienza delle fasce fragili, il potenziamento dell’attività sanitaria territoriale, la prestazione per gli anziani di servizi a domicilio, l’allontanamento momentaneo dal lavoro per i dipendenti con più di 60 anni, il tutto supportato da una capillare informazione mediatica circa gli elevati rischi del contagio per le categorie più esposte.

Nelle stesse ore in cui ci ponevamo tale domanda la Giunta della Regione Lombardia presieduta da Fontana, su proposta dell’assessore Gallera, autorizzava l’utilizzo delle RSA per l’accoglienza dei malati di Covid 19.

Tutti conoscono gli esiti di siffatta, scellerata, decisione.

Avevamo pure creduto che una campionatura della popolazione fosse indispensabile per definire l’effettiva letalità del coronavirus e fosse pregiudiziale all’adozione di misure che, oltre ad incidere pesantemente sulle libertà fondamentali, avrebbero potuto compromettere in modo irreversibile l’economia del Paese.

Il 17.4 la Banca d’Italia stima che oltre 21 milioni di Italiani già a partire dal mese di maggio verseranno in gravi difficoltà economiche.

Sul fronte sanitario, Blangiardo, presidente del’Istat, ci informa che i decessi per malattie respiratorie dal 1.1.2019 al 31.3.2019 sono stati 15.189, mentre quelli relativi allo stesso periodo dell’anno precedente erano 16.220.

Sia nel 2018 che nel 2019 la mortalità per infezioni respiratorie era superiore a quella ufficiale causata dal covid-19.

L’ultimo report dell’ISS (Istituto superiore della Sanità), del 17 aprile scorso, certifica che l’età media dei decessi con coronavirus si attesta sugli 80 anni (mentre l’età media dei contagiati è di 62 anni) e si riferisce a soggetti che accusano una media di 3,3 patologie preesistenti.

Ad oggi solo il 3% dei decessi, è addebitabile, secondo l’ISS, esclusivamente all’infezione da covid-19 però per la definizione della percentuale viene utilizzato il denominatore dato dal numero complessivo dei decessi; se il denominatore fosse il numero dei contagiati censiti la percentuale non sarebbe più del 3% e se poi il denominatore fosse quello dei contagiati presunti dagli studi epidemiologici la percentuale dei decessi di persone con più di 80 anni si attesterebbe intorno allo 0,00003%.

Abbiamo denunciato quello che a nostro avviso vi è stato un uso strumentale della pandemia che per tanti governi, in evidenti difficoltà, è diventata un’occasione da sfruttare ed abbiamo azzardato la previsione che i decessi per coronavirus censiti in Germania ed in Russia, sarebbero stati di gran lunga inferiori a quelli certificati in Italia, Spagna, Francia ed Inghilterra.

Abbiamo pure immaginato che gli Stati Uniti avrebbero registrato un numero di decessi per coronavirus particolarmente elevato negli stati governati da democratici e molto più basso in quelli retti da repubblicani.

Abbiamo supposto un utilizzo del MES, senza condizionalità e con il favore della Germania, e di altri strumenti finanziari per il finanziamento di progetti relativi a sanità, ricerca ed istruzione ma abbiamo manifestato serie perplessità sulla possibilità di ripartenza di tantissime imprese piccole e medie.

Qualche domanda:

Chi ha causato il coronavirus, cioè chi è il colpevole?

Dare un nome al colpevole risponde a precise esigenze: per un verso serve a riportare l’inesplicabile ad un processo comprensibile e ricreare un ambito tranquillizzante, con la conseguente coesione sociale che dovrebbe scaturire dal recupero di un’identità culturale collettiva seriamente compromessa dalla paura, dalle tombe senza corpi, dal distanziamento sociale; per altro verso costituisce un diversivo credibile volto a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle inefficienze ed incapacità evidenziate dalla gestione della pandemia.

Nei prossimi mesi, sulla scorta della biblica domanda che cosa è la verità, scienziati e spie, con buona pace del pipistrello, diranno la loro per addossare la responsabilità alla Cina (che avrebbe creato in laboratorio il virus e/o occultato la pandemia) o agli Stati Uniti (che avrebbero finanziato i laboratori cinesi e/o in occasione delle olimpiadi militari ne avrebbero attivato il contagio). La disputa non sarà meramente accademica ma avrà probabili ripercussioni sulla fattibilità della nuova via della seta programmata dalla Cina, che ha ben chiaro che le merci né si producono, né viaggiano su internet.

Dal canto nostro ricordiamo che la “febbre polmonare” non è un evento sconosciuto nella storia dell’umanità.

CHI VINCE?

Speculatori e truffatori, grandi e piccoli;

Criminalità organizzata;

Politici in difficoltà.

CHI PERDE?

Il Popolo italiano;

La Costituzione della Repubblica Italiana, vilipesa ed oltraggiata nella lettera e nello spirito;

La tutela dei fondamentali diritti di libertà non è negoziabile e costituisce il nucleo centrale, la coscienza della nostra Costituzione, quella supercostituzione, composta dagli artt. 1,2,3,4 e 139 che in uno ai diritti di libertà neppure il ricorso all’art. 138 può modificare, a pena di attentarne l’identità;

Gli anziani delle RSA e le fasce fragili;

I morti negli ospedali, deprivati degli ultimi conforti;

Le aziende che sono state costrette a sospendere l’attività produttiva; (Trascura la Politica il fondamentale dato economico per il quale le società italiane sono quasi tutte sottocapitalizzate e fanno un eccessivo ricorso al credito, pertanto difficilmente potranno sostenere un ulteriore, pesante, indebitamento).

Gli occupati precari, stagionali, giornalieri ed in nero;

I lavoratori che perderanno l’occupazione per le necessarie ristrutturazioni aziendali;

I sindacati che non hanno capito nulla e si avvalgono di anacronistiche categorie intellettuali, risalenti agli anni settanta del secolo scorso, del tutto inadeguate ad interpretare la realtà economica e sociale;

I risparmiatori che hanno visto volatilizzati i risparmi investiti nei fondi suggeriti dalla banche;

Una politica imbelle, terreno di coltura di poltroni insipienti e briganti con e senza mascherina, che ignora completamente tanto la struttura dell’economia italiana quanto la condizione economica e sociale della famiglie e che ha provato a strumentalizzare l’epidemia con decisioni avventate, supportate da comitati tecnico scientifici composti da virologi che dichiarano di non sapere nulla del Covid19 e che dall’alto dell’autorevolezza che gli conferisce siffatta scientifica dichiarazione impongono il blocco delle attività produttive ed il distanziamento sociale a tempo indeterminato.

Per questa politica (governo ed opposizione) gestire la ripartenza, rinegoziare il patto di stabilità, ottenere la condivisione del debito ed i finanziamenti destinati alle imprese sembra un obiettivo troppo ambizioso.

I giornalisti dei media che da cronisti sono diventati protagonisti e tentano di indirizzare l’opinione pubblica.

La sanità italiana, i medici e gli infermieri costretti ad operare senza le adeguate protezioni e per turni troppo lunghi.

I virologi hanno ragionato sul fatto che la letalità del virus potrebbe essere direttamente proporzionale alla durata ed all’intensità dell’esposizione?

L’istruzione, in particolare l’insegnamento primario e secondario. Solo i nostri politici pensano che tutte le famiglie con figli in età scolare abbiano la possibilità di assegnare a ciascuno di loro un computer con il relativo collegamento internet.

Gli adolescenti ed i bambini che sono costretti a restare in case nelle quali la condivisione degli spazi è problematica e sperimentano improvvisate tecniche didattiche di insegnamento a distanza.

L’ambiente, se dovesse risultare confermata l’ennesima idiozia per la quale si pensa di ricorrere a muri di plexiglas per delimitare i distanziamenti sociali nelle spiagge e nei luoghi pubblici.

Forse l’Unione Europea,

sicuramente gli ebeti che ci dicono quanto è bello stare a casa.

COSA RISULTA SDOGANATO

La presenza dell’esercito in strada che, insieme al coprifuoco serale ed ai droni, potrà essere riproposta per esigenze di “sicurezza”;

La tracciabilità tramite app dei nostri spostamenti, forse preludio a braccialetti elettronici o ancora peggio all’installazione sottocutanea di microchips;

La chiusura definitiva dei porti per gli immigrati provenienti da zone di guerra;

La paura del contagio e la diffidenza reciprocaCon cadenza giornaliera, ci recitano, il mantra “non sarà più niente come prima” e ci prospettano i prossimi anni in bilico tra paura ed ansia; già nel 1700 si scriveva che “l’apprensione, il terrore e la malinconia sono anch’essi una peste, ne’ tempi di peste” (Muratori, Del governo della peste e delle maniere di guardarsene, Modena 1714, p. 329) pensiamo però che l’antidoto al veleno della paura e della diffidenza reciproca sia il recupero dell’umanità e della ragionevolezza e chiamiamo in soccorso Luis Sepulveda: “siamo esseri umani e questa condizione è determinata dal nostro essere legati alla società, alla possibilità di riunirci, ad essere parte di una collettività chiamata famiglia umana.

Oggi c’è una tendenza ad isolare l’individuo, a fare in modo che dimentichi la sua socialità, tuttavia io mi oppongo a questo ed insisto nella necessità di essere sociali.”

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