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TRASPARENZA E DISSIMULAZIONE

Sergio Benedetto Sabetta

In un articolo apparso sulle Scienze del maggio 2015 (D.C.Dennet e Roy, Il nostro futuro trasparente, 92-95, 561, 5/2015) veniva affrontato il problema della trasparenza al tempo di Internet e dei social media.

Nell’ambiente informatico le organizzazioni sono esposte ad una improvvisa luce che tende a dissolvere i confini di riservatezza, nuove strutture vengono create per rispondere a queste esigenze innanzi alla velocizzazione delle richieste e delle opinioni, la pressione mediatica che si sviluppa tende a modificare l’ambiente in cui l’organizzazione stessa opera e questo è ancor più vero per le aziende commerciali, mentre gli apparati amministrativi pubblici evolvono più lentamente proprio per le loro caratteristiche di necessità e autorità essendo i singoli ad essere esposti nell’ambiente opaco.

I segreti imposti dalla riservatezza avranno vita sempre più breve e saranno più facilmente violabili, l’effetto sarà più distruttivo sia per l’ampiezza dei dati che l’informatica permette di sottrarre in termini paralleli e opposti alla facilità con cui provvede al suo accumulo e catalogazione, sia per la velocità della diffusione delle informazioni una volta in circolazione.

Questa accelerazione sulla trasparenza delle amministrazioni, anche a seguito delle varie pressioni sociali per l’accesso ai vasti flussi di dati, dovrebbe permettere un maggiore controllo delle organizzazioni, che altrimenti subisserebbero i singoli individui con i poteri che tali vaste organizzazioni permettono di esercitare.

Nascono tuttavia delle nuove problematiche legate alla concorrenzialità e alla competizione per le risorse, al fine di sopravvivere in un ambiente con risorse limitate vi è la necessità di mantenere un “margine” di manovra non prevedibile dalla concorrenza sì da non essere manipolabile (teoria dei giochi).

Questo comporta la necessità di non esporre alla luce del sole parte delle proprie strutture con le relative relazioni instaurate, o comunque parte degli accordi in esse contenuti, di fronte alla pervasività informatica e alla relativa crescita delle potenzialità sull’accumulo ed elaborazione delle informazioni ma anche sulla loro diffusione, con la conseguente riduzione dei tempi di mantenimento della segretezza.

Si stanno diffondendo nuovi sistemi di difesa che affondano le proprie radici nel mascheramento e nell’annebbiamento, che si possa risolvere in un sostanziale accecamento quale conseguenza di una voluta e studiata confusione nella lettura dei dati, si crea quindi un continuo rincorrersi tra sistemi di codifica e decodifica in una lotta sia delle organizzazioni che dei singoli individui nella difesa di pezzi di privacy.

La dinamica che si sta quindi sviluppando non potrà risolversi in un semplice mondo di cristallo, vivendo nell’impossibilità ontologica dell’uomo di evitare una qualsiasi competizione, almeno finché avremo queste caratteristiche biologiche, vi sarà sempre la necessità di mantenere un margine di riservatezza quale garanzia di sopravvivenza.

L’utopia necessaria per fare sognare e spronare l’essere umano è solo parzialmente realizzabile, vi è nell’individuo insita un’aggressività che si riflette sulle strutture di cui viene a far parte, certo l’educazione può smorzare e canalizzare tale sentimento, ma finché vi sarà competizione per risorse limitate e qualcuno trarrà beneficio dai comportamenti aggressivi.

Le strutture organizzative avranno peraltro bisogno di conservare le informazioni in ambiti riservati al fine di potere godere di un vantaggio competitivo.

Vi è pertanto la necessità di determinare un equilibrio fra le due opposte esigenze, tra la necessità di evitare un eccesso di segretezza che possa favorire i sempre possibili abusi e la necessità strutturale di mantenere ambiti, per quanto contenuti, di segretezza tecnici e di impianti relazionali.

Forse in futuro vi sarà un ulteriore evoluzione, come avvenne nel Cambriano, e il superamento in un domani dei nostri limiti biologici ci permetteranno di accantonare i modelli di società competitiva originati dalle nostre pulsioni, la distruzione creativa schumperiana attraverso rapporti conflittuali diventerà un vecchio arnese, ma fino a quel momento la necessità di un rapporto tra trasparenza e privacy rimarrà inalterato, si che ad una maggiore trasparenza si risponderà con mimetismo e caos informatico.

Vi è in questo la possibilità dell’etica umana di fare i conti con l’evoluzione della stessa intelligenza umana, una valutazione del possibile che è al contempo “libertà” e “responsabilità”, le uniche due prospettive che considerate insieme possono evitare di diventare ruote che girino a vuoto (Wittgenstein e la finitezza del senso di L.V. Distaso, 97-105, in La plurivocità del male a cura di A. Meccariello, Aracne ed. 2007).

Vi è sempre la possibilità di sorvegliare consapevolmente le nostre azioni al fine di correggerle, l’intenzione di attuazione accresce la probabilità del comportamento ed evidenzia, nonostante i limiti biologici al comportamento stesso, la capacità dell’autocontrollo e l’esistenza del libero arbitrio (E. Nahmias, La questione del libero arbitrio, 58 – 61, in Le Scienze, 559, 3/2015).