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    Indicazione in etichetta dell’origine del riso e del grano duro per pasta di semola di grano duro: pubblicati in GU i decreti

    Indicazione in etichetta dell’origine del riso e del grano duro per pasta di semola di grano duro: pubblicati in GU i decreti

    Sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i due decreti (entrambi del 26 luglio 2017) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali in materia di indicazione in etichetta dell’origine del riso e del grano duro per paste di semola di grano duro.

     

    Sull’etichetta del riso devono essere indicate le seguenti diciture: a) «Paese di coltivazione del riso»: nome del Paese nel quale e’ stato coltivato il risone; b) «Paese di lavorazione»: nome del Paese nel quale e’ stata effettuata la lavorazione e/o trasformazione del risone; c) «Paese di confezionamento»: nome del Paese nel quale e’ stato confezionato il riso; 2. Qualora il riso sia stato coltivato, lavorato e confezionato nello stesso paese, l’indicazione di origine puo’ essere assolta con l’utilizzo della seguente dicitura: «origine del riso»: nome del paese.

    Qualora ciascuna delle suindicate operazioni avviene nei territori di piu’ Paesi membri dell’Unione europea o situati al di fuori dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui la singola operazione e’ stata effettuata, anche in assenza di miscele, possono essere utilizzate le seguenti diciture: «UE», «non UE», «UE e non UE».

     

    Sull’etichetta della pasta devono essere indicate le seguenti diciture: a) «Paese di coltivazione del grano»: nome del Paese nel quale e’ stato coltivato il grano duro; b) «Paese di molitura»: nome del Paese nel quale e’ stata ottenuta la semola di grano duro.

    Qualora le predette operazioni avvengano nei territori di piu’ Paesi membri dell’Unione europea o situati al di fuori dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui la singola operazione e’ stata effettuata, anche in assenza di miscele, possono essere utilizzate le seguenti diciture: «UE», «non UE», «UE e non UE».

    Tuttavia, qualora il grano utilizzato sia stato coltivato per almeno il cinquanta per cento in un singolo Paese, per l’operazione di coltivazione puo’ essere utilizzata la dicitura: «nome del Paese» nel quale e’ stato coltivato almeno il cinquanta per cento del grano duro «e altri Paesi»: ‘UE’, ‘non UE’, ‘UE e non UE’» a seconda dell’origine.

     

    I decreti stabiliscono altresì come tali indicazioni devono essere inserite in etichetta.

     

    Le disposizioni non si applicano ai prodotti legalmente fabbricati o commercializzati in un altro Stato membro dell’Unione europea o in un Paese terzo.

     

    Le disposizioni si applicano in via sperimentale fino al 31 dicembre 2020.
    I decreti entrano in vigore dopo 180 giorni dalla pubblicazione (rispettivamente del 16 e del 17 agosto 2017).

     

    In punto sanzioni, si prevede l’applicazione dell’art. 18, c. 2 del Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 109 (sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.600,00 a euro 9.500,00).

     

    Infine, si noti che i prodotti non conformi con le nuove disposizioni già immessi in commercio o etichettati possono essere commercializzati fino ad esaurimento delle scorte.

     

     

    L’immagine è tratta da http://www.ristorantecolledellatrinita.it/Perugia/il-riso-proprieta-ristorante-perugia/

     

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    Info sul autore

    Avvocato, Valentina Cavanna si occupa di assistenza legale alle imprese e due diligence legale in materia di Diritto dell’Ambiente e Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (inclusi gli aspetti relativi alla normativa in materia di autorizzazione integrata ambientale, alla gestione dell’amianto, alle emissioni in atmosfera, agli scarichi idrici, alla gestione dei rifiuti, alle attività di bonifica ambientale, alla normativa di prevenzione incendi).

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