Patto di stabilità sforato condannati a risarcire 7,6 milioni sindaco, assessori e consiglieri del Comune di Alessandria.
  • AVVOCATURA, Alpa (CNF): ruolo centrale nella trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione e del mercato.
  • La pubblica amministrazione non può rifiutare il rilascio di certificati da produrre in giudizio
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    TARES, patto di stabilità e pagamento dei debiti della pubblica amministrazione.

    TARES, patto di stabilità e pagamento dei debiti della pubblica amministrazione.

    FallimentoIl Consiglio dei Ministri ha approvato, il 6 aprile, un decreto legge che dà immediatamente il via al pagamento dei debiti commerciali scaduti della pubblica amministrazione. Il peso ormai abnorme di tale arretrato è uno dei nodi principali che ostacolano la ripresa, con effetti diretti sulla liquidità delle imprese fornitrici della PA ed effetti moltiplicatori a catena sullo scaduto tra imprese private e sul loro indebitamento nei confronti del sistema bancario. Un volume di arretrati tale da compromettere anche il mantenimento dei livelli occupazionali e ostacolare l’investimento e la crescita delle aziende del Paese.

    Il decreto approvato dal Consiglio sblocca da subito i pagamenti di debiti commerciali delle PA verso imprese, cooperative e professionisti per un importo di 40 miliardi, che verranno erogati nell’arco dei prossimi dodici mesi.

    Un passo decisivo per garantire la soluzione rapida del problema dei pagamenti arretrati, attraverso meccanismi chiari, semplici e veloci che restituiscano alle imprese la certezza di recuperare i crediti accumulati nei confronti delle amministrazioni e favoriscano così l’accelerazione della ripresa economica.

    Il tutto senza sforare il vincolo del 3% imposto dal Patto di stabilità e crescita che potrebbe mettere a rischio l’Italia di sanzioni europee, come richiesto dalle Risoluzioni adottate dalle due Camere il 2 aprile. Al decreto infatti si accompagna una serie di misure precauzionali per contenere la spesa entro il limite di 40 miliardi e non superare così il limite “precauzionale” del 2,9%. A tal fine è previsto che a settembre venga effettuato un monitoraggio mirato che, in caso di superamento del limite, consenta al Ministro dell’economia e delle finanze di adottare per tempo le necessarie misure per la rimodulazione delle spese.

    Si ricorda infatti che il Consiglio europeo del 14 marzo 2013 ha riconosciuto la necessità di un risanamento di bilancio differenziato che permetta di utilizzare spazi di flessibilità controllata per azioni di sostegno per rilanciare crescita e occupazione, pur nel rispetto della necessaria stabilità finanziaria. In sintonia con le linee espresse dal Consiglio europeo, la Commissione europea con la dichiarazione del 19 marzo scorso ha sottolineato l’urgenza di una pronta liquidazione dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione e chiarito i termini operativi della nozione di flessibilità. Infatti, il Patto di Stabilità e Crescita permette di prendere in considerazione “fattori significativi” in sede di valutazione della conformità del bilancio di uno Stato membro con i criteri di deficit e di debito del Patto stesso. Tuttavia, per poter godere di tale flessibilità, lo Stato membro non deve essere oggetto di una procedura di deficit eccessivo.

    A questo primo, fondamentale, passo che istituisce un sistema sicuro ed efficace per liquidare i debiti della PA, ne seguiranno altri. L’obiettivo è infatti quello di azzerare l’intero stock di debito (stimato da Bankitalia in circa 90 miliardi di Euro includendo anche i debiti non scaduti). A tal fine il decreto obbliga tutte le Amministrazioni a compiere un censimento completo di tutti i debiti commerciali scaduti o in scadenza ancora pendenti e a produrre un elenco completo dei debiti ancora da onorare.

    Con la Legge di stabilità 2014 verrà programmato il completamento del processo di liquidazione avviato con il decreto legge approvato, mediante la previsione di appositi stanziamenti destinati anzitutto alla liquidazione, sotto forma di titoli del debito pubblico, dei crediti in precedenza ceduti dalle imprese al sistema bancario.

    Il decreto, coerentemente con le linee-guida dell’Unione Europea in materia, prevede le seguenti misure:

    a. Immediato allentamento del Patto di stabilità interno.

    Esclusione per il 2013 dal Patto di stabilità interno dei pagamenti di debiti certi, liquidi ed esigibili di parte capitale (investimenti già effettuati dalle PA) per un importo di 5 miliardi di euro per quanto riguarda gli enti locali, di 1,4 miliardi per quanto riguarda le regioni, 500 milioni per quanto riguarda le amministrazioni centrali e 800 milioni per investimenti cofinanziati dai fondi strutturali europei, necessario a consentire il conseguimento dei target di spesa.

    b. Creazione di un Fondo destinato al pagamento dei debiti di Regioni, Province e Comuni.

    Si prevede l’istituzione nel bilancio dello Stato di un unico Fondo – con dotazione di 26 miliardi di euro-, articolato in tre sezioni dedicate e comunicanti tra loro, per il pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili rispettivamente degli enti locali (2 miliardi nel 2013 e 2 miliardi nel 2014), delle Regioni per debiti diversi da quelli sanitari (3 miliardi nel 2013 e 5 miliardi nel 2014) e sempre delle Regioni ma per debiti sanitari (5 miliardi nel 2013 e 9 miliardi nel 2014).

    c. Incremento delle erogazioni per rimborsi di imposta per 6,5 miliardi (2,5 miliardi nel 2013 e 4 miliardi nel 2014).

    Il decreto delinea, altresì, specifiche procedure da seguire per ottenere i pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni.

    I pagamenti sono disciplinati, infatti, in relazione alle diverse tipologie di credito delle imprese nei confronti della pubblica amministazione e alla necessità di non mancare agli obiettivi di finanza pubblica, recentemente deliberati dal Parlamento, in materia di deficit e di debito.

    In particolare:

    • Comuni e Province, entro il prossimo 30 aprile, faranno richiesta di autorizzazione al Mef per i pagamenti da effettuare. Tali pagamenti saranno autorizzati entro il 15 maggio e finanziati con le disponibilità liquide degli enti. Entro il 15 giugno le Amministrazioni dovranno comunicare importi e tempistiche alle imprese beneficiarie dei pagamenti. Sin da subito, in attesa della citata autorizzazione, i Comuni e le Province possono, comunque, iniziare a pagare i propri debiti nel limite del 50% dei pagamenti programmati.

    • Comuni, Province, Regioni e ASL, se non hanno disponibilità liquide, possono ottenere finanziamenti a valere sul Fondo. A tal fine, entro il prossimo 30 aprile faranno richiesta al Mef delle risorse necessarie per i pagamenti e dovranno ricevere entro il 15 maggio le relative ripartizioni, a valere sul Fondo.

    • Entro il 31 maggio 2013 le P.A. debitrici dovranno comunicare alle imprese creditrici il piano dei pagamenti.

    Per le citate procedure non sarà necessaria la richiesta di certificazione da parte delle imprese creditrici, ma sarà responsabilità diretta dell’Amministrazione identificare i soggetti creditori e gli importi da pagare.

    In caso di richiesta di pagamenti per importi superiori alle disponibilità, le Amministrazioni seguiranno il criterio dell’anzianità del credito scaduto: prima i crediti non ceduti pro soluto in ordine di “anzianità”, poi i crediti ceduti pro soluto in ordine di “anzianità”.

    Le Amministrazioni sono tenute a rispettare precisi obblighi a garanzia delle imprese creditrici, sia per quanto riguarda il ricorso all’anticipazione da parte del Fondo, sia per quanto riguarda l’utilizzo delle somme anticipate dal Fondo esclusivamente per il pagamento dei debiti commerciali precedenti al 31 dicembre 2012.

    Al fine di garantire l’effettiva disponibilità per le imprese creditrici delle somme anticipate dal Fondo, queste non possono essere oggetto di pignoramento o altro atto esecutivo.

    Le amministrazioni che si avvarranno del finanziamento del MEF sono tenute a presentare un piano di ammortamento per la restituzione dell’anticipazione ricevuta entro un periodo di durata fino a un massimo di 30 anni e a un tasso di interesse agevolato, determinato sulla base del rendimento di mercato dei BTP a 5 anni. Per le Amministrazioni che si avvarranno del finanziamento non vengono introdotti nuovi vincoli ai piani di spese, né di investimento.

    A completamento del programma il decreto prevede inoltre importanti ulteriori misure che consentiranno di individuare la parte residua dei debiti commerciali scaduti e non ancora pagati e renderanno possibile, con la prossima legge di stabilità, di provvedere al pagamento, nel corso del 2014, anche di tali ulteriori debiti. In particolare, si prevedono le seguenti misure:

    • Entro il prossimo 15 settembre, l’ABI dovrà predisporre l’elenco dei debiti ceduti a banche e intermediari finanziari autorizzati dalle imprese creditrici nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Sulla base di tale elenco, si potrà programmare il pagamento, nel corso del 2014, di tali crediti ceduti con titoli del debito pubblico.

    Semplificazione e detassazione delle cessioni dei crediti. Il decreto prevede che i contratti di cessione dei crediti sono esenti da imposte e tasse e ne semplifica le modalità di perfezionamento.

    • Allargamento della possibilità di compensare crediti e debiti con la PA. La possibilità già oggi esistente di compensare crediti commerciali certificati con debiti fiscali iscritti a ruolo viene allargata a debiti fiscali conseguenti ad atti di accertamento con adesione. Viene inoltre elevata da 500.000 € a 700.000 € la soglia di compensazione tra crediti e debiti fiscali (beneficio per le imprese stimabile nel 2013 ad almeno 2 miliardi di €).

    • Attivazione universale obbligatoria della procedura di certificazione. Il decreto prevede che tutte le Amministrazioni saranno obbligate a entrare nella piattaforma informatica per la certificazione costituita presso il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato entro 20 giorni dalla sua entrata in vigore.

    • Per assicurare il completamento del processo di liquidazione di tutti i debiti commerciali ante 2012 non ancora estinti, tutte le Amministrazioni sono chiamate entro il prossimo 15 settembre alla ricognizione completa dei debiti commerciali scaduti o in scadenza accumulati ancora pendenti e a produrre, senza adempimenti o oneri per le imprese, l’elenco certificato di tutti i debiti ancora da onorare. Con la Legge di stabilità 2014 verrà programmato il completamento del processo di liquidazione prevedendo gli appositi stanziamenti.

    Il decreto legge approvato in data odierna contiene anche alcune norme in materia di spending review, di TARES e di riequilibrio dei bilanci regionali.

    – Con riferimento alla spending, il decreto stabilisce i criteri di ripartizione dei tagli della “spending review” nei confronti delle Province nel caso in cui non si trovi l’intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Si prevede che, per gli anni 2012 e seguenti, ad eccezione del 2013 e 2014, le riduzioni saranno operate in proporzione alle spese per consumi intermedi.

    – Per quanto riguarda la TARES il decreto dà ai Comuni la facoltà di intervenire sul numero delle rate e sulla scadenza delle stesse come previsto dal “Salva Italia” (DL 201/2011). A tutela del contribuente è previsto che la deliberazione sia adottata e pubblicata dal Comune almeno trenta giorni prima della data di versamento. Viene altresì rinviato all’ultima rata relativa al 2013 il pagamento della maggiorazione di 0,30 euro per metro quadro già previsto dal Salva Italia.

    – Per quanto riguarda il riequilibrio dei bilanci regionali il decreto autorizza la Regione Piemonte a utilizzare per l’anno 2013, come avvenuto precedentemente in altre Regioni, le risorse la propria quota del Fondo per lo sviluppo e coesione assegnate dal CIPE (delibera n. 1/2011) per far fronte ai debiti del sistema di trasporto regionale. La Regione è tenuta a presentare piani di rientro che tengano conto dell’esigenza di un’offerta di servizio più efficiente, dell’incremento del rapporto tra ricavi da traffico e costi operativi e della riduzione dei servizi in eccesso.

    Per consentire il risanamento dei debiti accumulatisi nel passato il decreto attribuisce alla Regione siciliana il gettito delle imposte sui redditi prodotti dalle imprese industriali e commerciali, aventi sede legale fuori dal territorio regionale, in misura corrispondente alla quota riferibile agli impianti e agli stabilimenti ubicati all’interno dello stesso.

    Il Consiglio ha approvato un decreto del Presidente del Consiglio che attua il decreto sulla spending review, nella parte relativa alle società in house (articolo 4, DL 95/2012). Il regolamento conferma l’esclusione dall’applicazione delle norme del decreto per le società SOGEI e CONSIP. Inoltre esclude Riscossione Sicilia Spa, Equitalia Spa e le società di riscossione da essa controllate, nonché la SOSE – Soluzioni per il sistema economico Spa.

    Il Consiglio dei Ministri ha esaminato quattro leggi regionali su proposta del Ministro per gli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport. Nell’ambito di tali leggi, il Consiglio ha deliberato l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale della seguente:

    1) legge Regione Campania n. 1 del 18/02/2013 “Cultura e diffusione dell’energia solare in Campania.” in quanto alcune disposizioni in materia di produzione e di distribuzione di energia elettrica si pongono in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, in violazione dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione e dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione di cui agli artt. 3, 117 e 118 della Costituzione, incidendo altresì sulla competenza esclusiva statale in materia di “tutela della concorrenza”, di cui all’art. 117, secondo comma, lett. e), della Costituzione. Le medesime disposizioni regionali contrastano inoltre con i principi comunitari in violazione degli artt. 11 e 117, primo comma, della Costituzione e con il principio di libertà d’iniziativa economica di cui all’art. 41 della Costituzione.

    Il Consiglio dei Ministri, preso atto dell’intervenuta modifica di norme regionali precedentemente impugnate, ha deliberato la rinuncia parziale all’impugnativa delle seguenti leggi regionali:

    1) Legge Provincia di Trento n. 18 del 27/12/2011, limitatamente agli articoli 21, comma 11, e 51, comma 4.

    2) Legge Provincia di Trento n. 18 del 03/08/2012, limitatamente all’art. 16, comma 1, lett. c).

    3) Legge Provincia di Trento n. 20 del 4/10/2012, limitatamente all’art. 37, comma 1.

    Per le seguenti leggi, infine, si è decisa la non impugnativa:

    1) Legge Regione Marche “Deliberazione legislativa statutaria concernente: Modifiche alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 “Statuto della Regione Marche”

    2) Legge Regione Valle Aosta n. 2 del 13/02/2013 “ Modificazioni alle leggi regionali 23 luglio 2010, n. 22 (Nuova disciplina dell’organizzazione dell’Amministrazione regionale e degli enti del comparto unico della Valle d’Aosta. Abrogazione della legge regionale 23 ottobre 1995, n. 45, e di altre leggi in materia di personale), 25 gennaio 2000, n. 5 (Norme per la razionalizzazione dell’organizzazione del Servizio socio-sanitario regionale e per il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali prodotte ed erogate nella regione), e 20 dicembre 2010, n. 44 (Costituzione di una società per azioni per la gestione di servizi alla pubblica amministrazione regionale).

    3) Legge Sardegna n. 5 del 27/02/2013 “Proroga dei termini di cui all’articolo 1 della legge regionale 25 maggio 2012, n. 11, recante “Norme sul riordino generale delle autonomie locali e modifiche alla legge regionale n. 10 del 2011”.

    Su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, il Consiglio ha nominato a componenti del CNEL la dottoressa Carla CANTONE, in rappresentanza della categoria “lavoratori dipendenti”, in sostituzione del dottor Guglielmo Epifani, ed i dottori Berardino ABBASCIA’ ed Enrico POSTACCHINO, in rappresentanza della categoria “rappresentanti imprese”, in sostituzione, rispettivamente, del dottor Paolo Barberini e del dottor Bernabò Bocca.

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