Rifiuti agricoli: e’ consentita la combustione in piccoli cumuli e in quantita’ giornaliere.
  • Investimenti nella trasformazione e nella commercializzazione di prodotti agricoli. Regime di aiuto con finalità regionale
  • IMU e fabbricati rurali le novità.
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    PIOVE GOVERNO LADRO e arriva l’IMU sui terreni agricoli.

    PIOVE GOVERNO LADRO e arriva l’IMU sui terreni agricoli.

    L’Imu (Imposta Municipale Unica) sui terreni ex montani o aree disagiate dimostra l’incapacità del Governo e del Parlamento di comprendere il momento di crisi che sta attraversando l’intero paese. Pensare di far pagare l’imu sui terreni agricoli e strutture connesse quali pertinenze, magazzini, case al servizio del fondo ecc. è semplicemente da folli. L’agricoltura, da oltre un ventennio in ginocchio, viene completamente uccisa da governanti incapaci e ignoranti. Ignoranti, non conoscendo le difficoltà quotidiane a mantenere pulito e coltivato un fazzoletto di terra e i costi mai recuperati o recuperabili. Incapaci, non essendo mai riusciti a toccare i poteri forti, i malavitosi, i truffatori, gli evasori e spesso come si legge quotidianamente di rubare meno.

    Prima di distruggere l’Italia con tasse e tasse, inizino i politicanti a aumentare le pene per chi commette reati contro la Pubblica Amministrazione, magari punendoli con la confisca di tutti i beni e almeno una quindicina di anni di certa galera.
    L’Imu sui terreni ex montani (e agricoli in genere) è una follia e una eventuale proroga a giugno non basta. Individuare criteri per distinguere chi dovrà pagare da chi invece manterrà l’esenzione su un’attività, svolta onestamente, costantememte in perdita, è una mascalzonata.

    La realtà è che i 350 milioni che i proprietari non più esenti dovrebbero pagare sono già stati spesi nel mosaico delle coperture al bonus da 80 euro e a dicembre i conti dei Comuni non possono più essere corretti, l’indecenza del Governo Renzi non ha limiti, togliete questo bonus incostituzionale e vergognoso (in quanto privilegia, con un criterio del tutto arbitrario, non i meno abbienti o i disoccupati ma una categoria già privilegiata).

    Per non parlare del danno ambientale, molti piccoli proprietari, se dovranno pagare anche l’imu sui terreni agricoli e pertinenze, abbandoneranno completamente il fondo con conseguenti e spesso irreparabili danni da incendi, da dissesti idrogeologici, ecc. ecc.. Si avranno centinaia di miglia di “veri” nuovi disoccupati agricoli. Si aprirà un’altra strada ai truffatori agricoli che lo Stato e la Comunità Europea fa finta di non vedere a scapito sempre delle persone oneste, questa è l’italia. Basterebbero semplici controlli incrociati e piccole verifiche per capire chi truffa in agricoltura e non solo in agricoltura.

    “…Il rinvio della scadenza, che con tutta probabilità sarà spostata a giugno del 2015 in concomitanza con l’acconto della futura «tassa locale», è però solo la prima mossa, perché anche i criteri utilizzati per individuare i nuovi contribuenti hanno bisogno di una revisione decisa se non vogliono andare incontro a un sicuro contenzioso. Per definire la geografia dei pagamenti, infatti, il decreto ha diviso i Comuni in tre fasce, sulla base dell’«altitudine al centro», misurata cioè nel punto in cui si trova il municipio: l’esenzione totale sarebbe stata limitata ai Comuni con altitudine superiore a 600 metri, mentre fra 281 e 600 metri l’Imu avrebbe evitato solo i terreni posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali e nei Comuni fino a 280 metri avrebbe invece coinvolto tutti.

    I terreni, però, in genere non si trovano nella piazza centrale e un criterio così puntuale avrebbe finito per ignorare la geografia dei tanti Comuni, per esempio alle Cinque Terre o in Costiera Amalfitana, nel Monferrato oppure in Umbria, hanno il centro abitato a un’altitudine inferiore rispetto ad ampie aree del territorio.

    Il problema nasce dal fatto che la “riforma” dell’Imu agricola è partita dalla coda, cioè dall’esigenza di trovare in qualche modo i 350 milioni già scritti nel decreto sul bonus Irpef. L’amministrazione, a quanto risulta, aveva tentato qualche strada alternativa, considerando per esempio la media fra il terreno più alto e quello più basso oppure un’altitudine indicativa calcolata sull’ampia maggioranza (l’80%) del territorio comunale, ma secondo i calcoli un sistema di questo tipo non sarebbe riuscito a raggranellare più di 300 milioni. I mesi aggiuntivi che il Governo sta per darsi, quindi, potrebbero servire anche per trovare in qualche altro modo i 50 milioni mancanti, una cifra non impossibile per un bilancio pubblico da 800 miliardi. Sempre che le stime reggano alla prova dei fatti, perché l’allegato al decreto con le cifre divise per Comune è stato subito contestato da parecchie amministrazioni locali (e ieri è sparito dal sito Internet del dipartimento Finanze).

    In ogni caso, l’ostacolo fondamentale è stato rappresentato dal calendario: la revisione delle esenzioni è prevista fin da aprile, ma il decreto attuativo è spuntato solo a pochi giorni da una scadenza che avrebbe imposto a milioni di contribuenti di versare tutta l’Imu dell’anno”.

    Certo la chiarezza è un’altra cosa che dire una cosa oggi, modificarla domani e poi forse cambiarla ancora dopodomani. Ma tant’è.

    Secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori) il il criterio altimetrico non può essere l’unico parametro di riferimento, senza prendere nella debita considerazione fattori economici e ambientali, a partire dai territori colpiti dagli effetti disastrosi del recente maltempo e del dissesto idrogeologico. Coldiretti, da parte sua, sottolinea che far pagare l’IMU sui terreni in base all’altitudine in cui si trova il Palazzo Comunale introduce una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario. Alla fine, se gli amministratori locali sono lungimiranti, sposteranno le sedi sui cocuzzoli.

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