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    Il nuovo linguaggio della politica tra insulti e streaming

    Il nuovo linguaggio della politica tra insulti e streaming

    Franco Battiatodi Carlo Rapicavoli –

    Primo nuovo segno dei tempi: il linguaggio della politica carico di insulti e di volgarità.

    Ma non tutti gli insulti e i giudizi sprezzanti vengono considerati ed analizzati da molti osservatori – senza plausibili ragioni – con la stessa valenza: alcuni si valutano da condannare e stigmatizzare a tutti i livelli istituzionali, altri sono presentati come il segno del cambiamento, del nuovo, dei cittadini che si riappropriano della politica e delle istituzioni.

    Le vicende degli ultimi due giorni ne sono l’ennesima testimonianza: le sciagurate dichiarazioni dell’ormai ex assessore della Giunta Regionale Siciliana, Franco Battiato, fortemente condannate a tutti i livelli, fino alla revoca dell’incarico da parte del presidente Crocetta, appaiono con evidenza inaccettabili nei modi e nei toni.

    Le quasi contemporanee dichiarazioni – le ultime solo in ordine cronologico – di Grillo sul suo blog sui politici “puttanieri” vengono fatti rientrare invece nel tanto auspicato “cambiamento”, l’espressione “alta” della nuova politica.

    Guai a criticare scelte o linguaggio: si diventa “troll”, provocatori, irritanti, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi, al soldo di qualcuno, probabilmente dei “puttanieri” di cui sopra.

    Strano modo di gran parte degli osservatori e dei mezzi di comunicazione, di raccontare, valutare, commentare fatti e dichiarazioni.

    Secondo nuovo segno: lo streaming.

    La nuova politica ritiene che la trasparenza passi e si realizzi attraverso lo streaming.

    C’è bisogno di trasparenza, non c’è dubbio. Non c’è più spazio per i vecchi rituali della politica, è evidente.

    Ma il ricorso allo streaming, utilizzato peraltro a scelta degli interessati e quando conviene, è davvero sempre esercizio di democrazia?

    Scrive Massimo Gramellini: “Sapersi osservati induce a compiere uno sforzo di autocontrollo che sconfina nella finzione. Poiché l’orgoglio ti impone di mostrarti duro e puro agli occhi del mondo, perdi intelligenza, capacità di ascolto, elasticità. Almeno finché la telecamera rimane accesa, come dimostrano i pollai televisivi”.

    Come dargli torto soprattutto in questa fase politica e alla luce delle dichiarazioni che precedono e seguono – sul blog – ogni importante decisione dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle.

    Ma ancora una volta ci si perde a discutere e ad inseguire la “modernità” non sui contenuti ma sui metodi.

    Criticabili e condannabili gli accordi sottobanco, gli “inciuci” di palazzo; ma non si rinnova la politica soltanto trasformando tutto in un continuo talk show.

    Non si rinnova la politica inseguendo la presunta “modernità”: direzioni di partito in streaming per rispondere alla presentazione dei parlamentari con lo stesso mezzo.

    Insulti per rispondere alla modernità degli insulti.

    E’ illusione immaginare una politica davvero nuova, aperta al dibattito e al confronto, plurale e capace di avere idee all’altezza dei problemi, di rappresentare in parlamento e nelle istituzioni i bisogni reali, mettendo gli interessi generali prima delle ambizioni individuali e di partito?

    Singolare visione delle regole democratiche e di una democrazia parlamentare, è quello di negare la fiducia a prescindere da qualunque proposta venga avanzata e di “pretendere” la fiducia senza essere disposti a negoziare alcunché rispetto al proprio programma.

    A conclusione delle ultime esternazioni, dopo le consultazioni in streaming, si legge: “Si ricorda è nuovamente possibile per gli autorizzati segnalare i commenti dei troll o degli utenti che contravvengono alle regole del blog”.

    Ecco: questa purtroppo è la nuova politica, queste le nuove regole democratiche dei cittadini in politica per il cambiamento.

    Purtroppo.

    Info sul autore

    Direttore Generale e Coordinatore dell'Area Gestione del Territorio della Provincia di Treviso - Avvocato e giornalista

    Articoli Scritti : 113

    Commenti (2)

    • Giovanni D.F.

      “Una volta si diceva che “errare è umano”. Siamo improvvisamente diventate tutti perbenisti… mi pare assurdo che ad uno con una storia come Battiato non si possa perdonare un, seppur grave, errore. Si dice che lui ora rappresentava le istituzioni e non ha parlato come artista. E che dire di chi rappresenta le istituzioni da una vita e oltre a dire cose oltraggiose fa cose oltraggiose…”

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    • Fulvio

      Ritengo che Franco Battiato abbia ragione da vendere, offendono più gli italiani gli ultimi 20 anni di politica piuttosto che chi si limita a dire la verità nuda e cruda.

      Certo, avrebbe potuto dire “escort” o “utilizzatore finale” e non indignare i politici e gli ipocriti. Ma la cosa che mi irrita in particolare è il servilismo di massa dei media coalizzati a politici di bassa fattura contro il Battiato di turno.

      In fondo l’Italia è il solito strano paese: vengono attacati sempre le persone per bene, oneste, libere.

      Alla fine quello che ha detto Battiato lo pensa e lo dice la stragrande maggioranza degli italiani (con buona pace del presidente della Camera). Comunque il riferimento alla prostituzione, penso che non era inteso solo al femminile e all’atto fisico, ma in particolare a quella intellettuale vedi i vari Scilipoti, De Gregorio, Razzi o i vari politici che in modo osceno, “volgare” ed irrispettoso nei confronti degli italiani, votarono che Ruby era la nipote di Mubarak. Un consiglio spassionato ai vari politicanti, se non vogliono che le Istituzioni siano offese, basterebbe che siano Loro per primi a rispettarLe.

      Crocetta ha sbagliato a revocare il mandato a Battiato ma forse dà troppo fastidio una persona per bene nel letamaio della politica.

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