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Gli insostenibili costi del calcio.

Di Giulia Gavagnin. Il “Corriere della Sera” ha pubblicato soltanto oggi una notizia che ha fatto molto discutere (infatti, è già stata ripresa e pluricommentata dalle maggiori testate online nonché da molti appassionati bloggers) ma che era nota all’estero già dallo scorso luglio( vd: http://economia.elpais.com/economia/2011/07/25/actualidad/1311579173_850215.html ; http://www.sueddeutsche.de/geld/2.220/als-sicherheit-fuer-die-europaeische-zentralbank-ronaldo-unterm-rettungsschirm-1.1124503) : il sistema creditizio spagnolo avrebbe finanziato i debiti della Liga spagnola, permettendo alle principali squadre di acquistare o di continuare a pagare gli stipendi delle sue stelle (in primis, Cristiano Ronaldo). In particolare, nel 2009 Florentino Perez, patron del Real Madrid, ottenne da Caja Madrid, a tasso assai favorevole, un prestito di 76,5 milioni di Euro per comprare Ronaldo e Kakà. Tempo previsto previsto per la restituzione: 5 anni. Nella stessa estate il Valencia (oggi indebitato per 380 milioni senza previsione di crescita) ha evitate il fallimento grazie ad un cospicuo prestito da parte di Bancaja. Entrambi gli istituti creditizi sono stati incorporati in Bankia, il mega istituto di credito, oggi nazionalizzato, che è stato originato dalla fusione ‘forzata’ di sette banche spagnole. E’ notizia di questi giorni che il management di Bankia è sotto indagine penale dalla locale unità anti-corruzione per la richiesta di aiuti alla BCE, che dovrebbe a sua volta prestare 19 miliardi di Euro alla banca spagnola per il suo salvataggio. Così facendo, se non dovessero sussistere ipotesi di reati, la BCE esporrebbe a ulteriori sacrifici i cittadini dell’UE che contribuirebbero così al finanziamento dei ricchi stipendi di Messi, Ronaldo e Kakà. La Liga spagnola ha oggi un debito complessivo di 5 miliardi di Euro a fronte di 1,8 Euro di incassi. Di questi 5 miliardi, 4 dovrebbero essere restituiti alle banche che hanno concesso nel corso degli anni favolosi prestiti alle squadre per asserite “priorità politiche”. E’ evidente che la politica sul fair play finanziario perseguita dalla UEFA dovrà essere più incisiva e che la questione deve diventare di interesse diretto del legislatore europeo, nonostante le peculiarità che il diritto sportivo presenta stante la sua specificità.

Info sul autore

Avvocato in Venezia e Milano, è cultore della materia presso la cattedra di diritto penale dell'Università di Padova. Si occupa prevalentemente di diritto dell'ambiente (Master in diritto dell'ambiente conseguito presso l'Università Cà Foscari di Venezia) e di diritto dello sport (Master "CAS" conseguito presso l'Università degli Studi di Zurigo ). Parla inglese e tedesco. Contatti: gavagnin@gaslex.it

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