DIRITTO URBANISTICO: Opere di frazionamento immobiliare.
  • DIRITTO URBANISTICO: Opere abusive e estinzione dei reati per prescrizione. Limiti e giurisprudenza.
  • DIRITTO URBANISTICO: C.d. sanatoria “giurisprudenziale” o “impropria” effetti. Pertinenza urbanistica e natura pertinenziale di un manufatto.
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    DIRITTO URBANISTICO: Opere precarie e non precarie, criterio di distinzione.

    DIRITTO URBANISTICO: Opere precarie e non precarie, criterio di distinzione.
    DIRITTO URBANISTICO – Opera precaria – Natura oggettivamente temporanea e contingente – Necessità – Artt. art. 3, c.1°, lett.e, 5, 6, 10, c.1°, lett.a, 22, c.3°, lett.b, e 44, lett.c), D.P.R. 380/2001.
    La natura precaria dell’opera edilizia non deriva dalla tipologia dei materiali impiegati per la sua realizzazione, tanto meno dalla sua facile amovibilità; quel che conta è la oggettiva temporaneità e contingenza delle esigenze che l’opera è destinata a soddisfare. Chiaro è, in tal senso, il dettato normativo che, nel definire gli interventi di nuova costruzione, per i quali è necessario il permesso di costruire o altro titolo equipollente (artt. 10, comma 1°, lett. a, e 22, comma 3°, lett. b, d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380), individua – tra gli altri – i manufatti leggeri e le strutture di qualsiasi genere che siano utilizzati come depositi, magazzini e simili e “che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee” (art. 3, comma 1°, lett. e.5, d.P.R. 380/2001 cit.). La natura oggettivamente temporanea e contingente delle esigenze da soddisfare è richiamata anche dall’art. 6, comma 2°, lett. b, d.P.R. 380/2001 per individuare le opere che, previa mera comunicazione dell’inizio lavori, possono essere liberamente eseguite. Si tratta di criterio che significativamente, sia pure ad altri fini, l’art. 812 cod. civ. utilizza per collocare nella categoria dei beni immobili gli edifici galleggianti saldamente ancorati alla riva o all’alveo e destinati ad esserlo in modo permanente per la loro utilizzazione, così diversificandoli dai galleggianti mobili adibiti alla navigazione o al traffico in acque marittime o interne, di cui all’art. 136 cod. nav. e che, a norma dell’art. 815 cod. civ., costituiscono, invece, beni mobili soggetti a registrazione.
    (conferma sentenza del 18/01/2013 della Corte di appello di Trento) Pres. Squassoni, Est. Aceto, Ric. Zulian

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