Giudicato e rapporti di durata
  • DECRETO-LEGGE 15 maggio 2012, n. 59: Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile.
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  • DECRETO-LEGGE 15 maggio 2012, n. 59: Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile.
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    Decreto sviluppo: prevista per legge la durata dei processi.

    Decreto sviluppo: prevista per legge la durata dei processi.

     

    Giustizia italiana

    Giustizia italiana

    Dovrebbe ammontare a 80 miliardi il decreto sviluppo, presentato dal ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, durante la conferenza stampa del pacchetto sviluppo varato dal governo. Attraverso l’insieme di misure “urgenti e strutturali” che puntano alla crescita, ma anche lo snellimento degli organici della presidenza del Consiglio e del Tesoro. Così il Consiglio dei ministri, dà il via libera ‘salvo sorprese’ al decreto sviluppo e l’ok definitivo alla prima misura sulla cosiddetta spending review.

     

    Ecco le prime misure sulla giustizia:

     

    ACCELERAZIONE DEI TEMPI DELLA GIUSTIZIA CIVILE :

     

    In sintesi verrà fissata, per legge, a 6 anni la durata massima dei processi: 3 anni in primo grado, 2 in appello, 1 in Cassazione. Sarà previsto un indennizzo tra i 500 e i 1.500 euro per ogni anno in più di ritardo. Immaginato anche un filtro di inammissibilità che dovrebbe appoggiare su una “prognosi di non ragionevole fondatezza del ricorso”. Sara’ lo stesso giudice di appello, che deciderà la sorte del ricorso valutando in via preliminare l’ammissibilità.

     

    Tratto dal documento n.2 del Governo

     

    a. Appello – Giustizia civile più veloce.

     

    Le norme approvate fanno parte di una serie di misure in materia di giustizia che il Governo ha da tempo avviato per porre rimedio agli effetti negativi della lentezza della sull’economia, che Banca d’Italia ha stimato nella perdita di un punto di PIL all’anno.

     

    La norma è volta a migliorare l’efficienza delle impugnazioni sia di merito che di legittimità, che allo stato rappresentano l’aspetto più critico della giustizia italiana e che violano sistematicamente i tempi di ragionevole durata del processo civile. In particolare,

     

    quanto all’appello, la soluzione, ispirata ai modelli inglese e tedesco, non è quella di limitare l’impugnazione di merito ma di introdurre un filtro di inammissibilità incentrato su una prognosi di non ragionevole fondatezza del ricorso. A farla sarà lo stesso giudice dell’appello in via preliminare alla trattazione del ricorso.

     

    La dinamica processuale può essere così sintetizzata: in caso di prognosi negativa sulla fondatezza di merito dell’impugnazione, il giudice dichiara l’inammissibilità con ordinanza spogliandosi del gravame. Diversamente procede alla trattazione, senza adottare alcun provvedimento.

     

    In questo modo si selezioneranno le impugnazioni meritevoli di essere trattate in appello, tenendo conto del fatto che attualmente nel 68% dei casi l’appello si conclude nei processi civili con la conferma del giudizio di primo grado.

     

    L’impatto atteso sarà una deflazione dei carichi di lavoro delle corti di appello e una conseguente riduzione dei tempi dei giudizi, con effetti positivi anche per il sistema economico e per le imprese che operano in Italia.

     

    b. Modifica della legge 24 marzo 2001, n.89 (Legge Pinto).

     

    Le norme modificano la disciplina dei procedimenti relativi alle domande di indennizzo per violazione del termine di durata ragionevole del processo civile e penale: sono previsti indennizzi predeterminati e calmierati (da 500 a 1500 per ogni anno di ritardo), termini di

     

    fase e complessivi prefissati (6 anni complessivi, di cui 3 per il primo grado, 2 per l’appello e 1 per la cassazione), nonche’ cause di non indennizzabilità riconducibili alla condotta non diligente, dilatoria o abusiva della parte.

     

    L’obiettivo e’ non solo di razionalizzare il carico di lavoro che grava sulle corti di appello, ma anche di contenere gli oneri a carico della finanza pubblica, che nell’anno 2011 sono stati di oltre 200 milioni di euro.

     

    c. Razionalizzazione delle Scuole di Magistratura.

     

    E’ stata approvata una modifica relativa al numero delle sedi della Scuola della magistratura. Attualmente il D. Lgs. n. 26/2006 impone l’apertura di tre sedi.

     

    La modifica consente invece di valutare, in un momento di difficoltà economica ed in coerenza con i principi della spending review, la concentrazione in un’unica sede delle attività della Scuola.

     

     

    Allegati

     

     

    Per saperne di più

     


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