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Ddl anti corruzione e concussione. Cadrà il Governo?

Ddl anti corruzione e concussione. Cadrà il Governo?

Tenta ancora una mediazione, il Ministro della Giustizia Paola Severino, per un’intesa sugli articoli più incerti del c.d. Ddl anti corruzione e concussione. Si dovrebbero introdurre nuove fattispecie di reato come il “traffico di influenze” e la “Corruzione tra privati”. Il Governo sarebbe pronto a porre la fiducia su queste due norme. Sbloccata intanto l’impasse sugli arbitrati. Maggioranza invece ancora divisa sul nodo dell’incandidabilità.

Il primo punto dove non c’è accordo nella maggioranza riguarda l’incandidabilità e la decadenza dei politici.

I politici provenienti da altri incarichi, se incompatibili, dovranno stare fermi un anno (e non tre, come inizialmente previsto) prima di assumere incarichi ai vertici delle pubbliche amministrazioni. Non sarà incompatibile chi è stato solo candidato a cariche elettive.

In merito agli arbitrati, la nuova formulazione dell’articolo, prevede che sia la stessa pubblica amministrazione a stabilire il tetto dei compensi per i propri dirigenti che svolgono attività arbitrale. Inoltre si stabilisce che, se l’arbitrato deve decidere una controversia tra pubblica amministrazione e soggetti privati, l’arbitro venga scelto preferibilmente tra i dirigenti della pubblica amministrazione.

Tutela per chi denuncia malversazioni. La nuova formulazione dovrebbe tuttavia escludere dalla tutela chi viene  condannato in sede civile. Il dipendente diffamatore rischierebbe dunque conseguenze disciplinari gravi, fino al licenziamento.

I magistrati fuori ruolo ordinari, amministrativi, contabili e militari e gli avvocati e procuratori dello stato non potranno in nessun caso essere collocati fuori ruolo o in ogni altra analoga posizione comunque denominata, per un tempo che, nell’arco del loro servizio, superi complessivamente i cinque anni. Nel testo si prevede una deroga per gli incarichi assunti presso gli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale. Niente limite per i magistrati che lavorano presso il Quirinale, la Corte costituzionale o il Parlamento. Mantenuta la previsione sul compenso, che sarà quello dell’amministrazione di appartenenza.

Una legge promessa in pochi giorni, protratta per mesi, con il rischio di far cadere il Governo. Nessuno, o quasi dell’attuale classe politica, sembra voler abbandonare il potere e l’impunità (così oggi i cittadini percepiscono la politica).

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