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    Critiche e attacchi alla magistratura. Sabelli: offensivo parlare di pacificazione. Noi non siamo in guerra.

    Critiche e attacchi alla magistratura. Sabelli: offensivo parlare di pacificazione. Noi non siamo in guerra.

    “La gravità della manifestazione di Brescia del Pdl non sta nella partecipazione di qualche ministro del governo Letta, o meglio non solo in tale partecipazione come denuncia il Pd, alleato di governo, quanto nei contenuti espressi dalla stessa». Il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, in un’intervista alla Stampa commenta le dichiarazioni contro i magistrati pronunciate sabato da Silvio Berlusconi. “Temo che l’assuefazione a queste affermazioni – prosegue Sabelli – faccia perdere di vista la loro gravità e, dunque, faccia svaporare la collera, o meglio l’indignazione, di fronte a delle accuse gravissime e inaccettabili”. Secondo il presidente dell’Anm “è offensivo porre il tema della pacificazione perché lascerebbe intendere che ci sono due eserciti in guerra: quello della politica e quello della magistratura. Non è così. La magistratura non ha dichiarato guerra a nessuno. Ci sono invece esponenti politici, che sistematicamente da anni conducono una offensiva contro la magistratura fatta di contumelie e tentativi di ‘punizioni’ attraverso modifiche legislative che rischiano di vanificare il controllo di legalità pur di garantire l’impunità a qualche imputato eccellente. Il processo è già in se stesso, con le sue regole e i gradi di giudizio, una forte garanzia”.

    ***

    Caro Direttore, i detrattori “a prescindere” della magistratura vedono accrescere le proprie file, con l’ingresso di sempre nuovi epigoni e corifei. Gli attacchi, in genere, si spiegano con banali motivi di risentimento o di interesse personale, ancorché paludati di alti e nobili argomenti. Nell’articolo a firma di Piero Ostellino pubblicato sabato 11 maggio sul Corriere della Sera, cioè su uno dei principali giornali italiani, leggo con indignazione un misto di luoghi comuni e di generiche offese rivolte ai magistrati, in un profluvio di insulti, che è agli antipodi di un obiettivo approccio critico. Il caso specifico si colloca, purtroppo, in un quadro di preoccupante attualità. La questione non è tanto la difesa della magistratura, quanto piuttosto il ruolo della giurisdizione, alla quale sono in realtà diretti gli attacchi verbali sguaiati, violenti, scomposti nelle forme ma strategicamente organizzati, ai quali ormai giornalmente assistiamo. Il contrasto alla corruzione e a una criminalità sempre più infiltrate nel tessuto istituzionale, economico e finanziario, i temi della condizione delle carceri, delle riforme processuali, dell’adeguamento del sistema sanzionatorio, della tutela dei diritti, paiono scomparsi dalla riflessione pubblica e dall’agenda politica, mentre si riaffacciano, a mo’ di minaccia, proposte di modifica degli assetti della magistratura e, di riflesso, della giurisdizione.

    Non è in discussione, ovviamente, il diritto di critica, ma questa deve essere serena, informata, possibilmente immune da interessi individuali e l’informazione non deve cedere, come invece accade, a generalizzazioni superficiali, preconcette e interessate e non deve prestarsi a sistematiche campagne denigratorie. Tali ripetuti attacchi si collocano, per di più, in un contesto di generale caduta della coesione sociale e di indebolimento della legalità e delle stesse strutture istituzionali, aggravati dall’obiettivo, da parte di alcuni, del perseguimento di interessi personali, spesso camuffati sotto l’apparenza dell’interesse generale. In siffatto clima, che richiederebbe un forte impegno diffuso sui temi della giustizia e della legalità, questi temi vengono trascurati; anzi, proprio dagli ambienti politici e istituzionali si scagliano scandalosi e violenti attacchi verbali contro la magistratura, con parte della stampa a farvi coro. A fronte di ciò, spiace che dagli stessi ambienti politici e istituzionali spesso non si levino, con adeguata fermezza e tempestività, voci compatte, a contrasto di quella sistematica violenza verbale, che può essere giudicata moderata solo per l’eccesso di assuefazione. I rischi, com’è o dovrebbe essere chiaro, riguardano non solo la magistratura, ma le istituzioni tutte, che ne risultano minate, e non solo la giustizia, ma anche l’economia e gli altri settori della vita associata; in una parola, la qualità della nostra democrazia.

    Rodolfo M. Sabelli, presidente Associazione nazionale magistrati

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