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Com’erano belle una volta le città

Com’erano belle una volta le città

Carrozza_con_cavallodi Stefano Nespor. Fin verso il 1820 nelle grandi città ci si muoveva a piedi. Solo a quell’epoca vennero introdotti i tram trainati da cavalli. Il nuovo servizio pubblico di trasporto ebbe un successo enorme e diede grande impulso all’economia: la possibilità di agevoli spostamenti favorì il sorgere di migliaia di nuovi posti di lavoro. Nel 1853 a New York i tram trasportavano oltre 130.000 persone al giorno; ciascuno impiegava non meno di undici cavalli. Questo significa che nei grandi centri urbani erano necessarie diecine di migliaia di cavalli da traino: i cavalli erano non meno di 150.000 nel 1880 a New York.
L’innovazione non era quindi priva di problemi.
Per nutrirli, enormi distese di territorio in prossimità delle città vennero disboscate, altre, già destinate ad uso agricolo, vennero convertite in coltivazioni di fieno e avena, provocando col tempo gravi squilibri sull’approvvigionamento delle popolazioni urbane.
Ma il problema più grave era costituito dagli escrementi equini: un normale cavallo da traino ne produceva giornalmente tra i 5 e i 12 chilogrammi di escrementi solidi al giorno e alcuni litri di escrementi liquidi: questo significa che sulle strade si depositavano non meno di un milione di chilogrammi di letame e 10.000 chilogrammi di urina al giorno. Molte città avevano predisposto apposite zone di raccolta dove il letame era accumulato in pile che raggiungevano i trenta metri, creando ovviamente conflitti con coloro che risiedevano nelle vicinanze (erano le prime “sindromi NIMBY” dell’età moderna). Nel 1894, il Times formulò la previsione che in cinquant’anni Londra sarebbe stata sommersa sotto tre metri di escrementi, mentre, a New

York, sarebbero arrivati al terzo piano dei palazzi della Quinta strada. Vi era poi il problema dei cavalli che morivano (o, azzoppatisi, dovevano essere uccisi) durante il traino delle carrozze ed erano abbandonati ai bordi delle strade dove si decomponevano finché non venivano portati via. In molte città fu istituito un apposito servizio per la rimozione dei cadaveri degli animali, con appositi veicoli e strumenti (analoghi a quelli usati attualmente per asportare le auto in sosta vietata): nel 1866 furono rimossi dalle strade di New York oltre 15.000 cadaveri.
Attraversare le strade era un’impresa non agevole: come ricorda Dickens in molte sue pagine su Londra, con la pioggia le strade diventavano acquitrini maleodoranti mentre con il caldo, il letame si seccava aderendo alle scarpe dei pedoni. Molti si guadagnavano da vivere trasportando donne e anziani da un lato all’altro delle strade (erano i cosiddetti crossing sweepers). L’attraversamento era anche pericoloso. A New York, nel 1901, 200 persone sono morte investite da cavalli o da carrozze trainate da cavalli, oltre ad alcune migliaia di feriti. Nel 2003, sono state vittime di incidenti d’auto 344 persone. Tenuto conto dell’aumento della popolazione, il tasso di incidenti per capita era allora del 75% più elevato.
Per limitare gli incidenti provocati dai cavalli all’inizio del XX secolo William Phelps Eno inventò le regole per la circolazione stradale tuttora in uso : i segnali di stop, le zebre, il semaforo, e stabilì che si dovesse tenere la destra.
Infine, c’era il gravissimo problema igienico. Le città pullulavano di mosche che costituivano il vettore per molte malattie infettive, prima fra tutti il tifo. È stato stimato che esse causassero la morte di almeno 20.000 abitanti di New York all’anno. Nelle grandi città venivano periodicamente
lanciate numerose campagne per l’eliminazione delle “mosche da tifo”, una specie endemica nelle città, così chiamata dall’entomologo statunitense L. O. Howard, il quale ripeteva che l’unico modo per eliminare le mosche e il tifo era eliminare i cavalli. Ma sembrava impossibile, se non provocando un crollo dell’economia urbana. Si sbagliavano tutti, come sempre sbagliano coloro che pensano che non ci siano soluzioni a un problema ambientale se non si riesce a immaginarne una sulla base della tecnologia a disposizione.
Nessuno immaginava che l’obiettivo si sarebbe realizzato in brevissimo tempo prima con l’elettrificazione delle strade e l’introduzione di tram elettrici, poi con l’avvento dell’auto. In pochi decenni i cavalli scomparvero dalle strade e le città ritornarono a essere vivibili. Nel 1930 tutti ricordavano con terrore l’epoca in cui nelle città si era costretti a usare il cavallo.

Ho tratto i dati da: Eric Morris, From Horse Power to Horsepower in Access, primavera 2007; Lawrence H. Larsen, Nineteenth-Century Street Sanitation: A Study of Filth and Frustration in Wisconsin Magazine of History, vol. 52, 1969; Nigel Morgan, Infant Mortality, Flies and Horses in Later-Nineteenth-Century Towns: A Case Study of Preston in Continuity and Change, vol. 17, 2002; Joel A. Tarr, The Horse: Polluter of the City, in The Search for the Ultimate Sink: Urban Pollution in Historical Perspective, University of Akron Press, 1999.
da Testi Infedeli estate 2012

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Info sul autore

avvocato in Milano direttore della Rivista giuiridica dell'ambiente direttore del settore pubblico della Rivista critica di diritto del lavoro nespor@gaslex.it

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