Gli emendamenti proposti dal Governo sulla legge di riforma della professione forensealla Camera non passano. Infatti, è stato respinto l’emendamento soppressivo dell’articolo 13 (Conferimenti dell’incarico e tariffe professionali) presentato dall’Esecutivo.

Gli avvocati, (salvo futuri cambiamenti al Senato), dovranno consegnare il preventivo solo su richiesta del cliente e non obbligatoriamente in tutti i casi in cui assumono un incarico professionale. Respinto anche l’emendamento del socio di capitale nelle società tra professionisti.

Tariffe e relativi parametri tornano ad essere dei criteri orientativi nei rapporti con i clienti. Mentre il consiglio nazionale forense potrà esprimere un proprio parere sulla congruità o meno del compenso richiesto dal professionista. Al consiglio dell’ordine, va il potere di tentare un conciliazione nei casi di controversie sul quantum.

Approvata la “riserva” di consulenza legale stragiudiziale per tutte le materie connesse all’attività giurisdizionale e se esercitata in maniera sistematica e continuativa. In tal modo otterrebbero di estendere le proprie competenze in via esclusiva anche alla consulenza giuridica, sottraendola di fatto ai patrocinatori stragiudiziali che finora potevano esercitarla. Dichiara il presidente di Cna Giorgio Berloffa. “Se il comma approvato alla Camera verrà riconfermato al Senato, chiuderanno 10 mila studi di esperti in consulenza giuridica, dall’infortunistica stradale, alla sicurezza sul lavoro, alle materie ambientali. Tra dipendenti e professionisti si tratta di almeno 100 mila addetti”.